Carol, un inno alla libertà

caroldi Maddalena Vianello

Carol di Todd Haynes è un film straordinario. Importante. Fa bene all’anima in questi giorni di acceso dibattito sulla proposta di legge Cirinnà che mette mano alle unioni civili.

Un inno alla libertà. Una di quelle storie capaci di trapassare da parte a parte le posizioni più ideologiche, puntando dritta al cuore. Rende la realtà intellegibile, con semplicità. Niente paura. È solo amore.

Sono i temibili anni Cinquanta. Le mogli americane sfoggiano sorrisi smaglianti ed elettrodomestici moderni. I primi pantaloni e le sigarette fra le labbra sono fra le poche libertà largamente accettate. Le mogli appartengono ai mariti. Vanno indirizzate, protette. anche agli occhi della legge. Continua a leggere

Solo la Dea ci salverà

Dio_esiste_e_vive_a_Bruxelles_Pili_Groyne_foto_dal_film_2_middi Giorgia Serughetti

Mentre Junker e Renzi si scambiavano parole “maschie e virili”, e Sarri insultava Mancini, a colpi di “frocio”, “finocchio” e “vattelo a prendere nel c.” (a proposito, qual era la cultura che dovevamo insegnare ai selvaggi immigrati su donne e omosessuali?), io ho visto un film: Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael. Cosa c’entra? C’entra.

La pellicola del regista belga è una geniale rivisitazione della storia sacra che vede Dio, abbigliato alla Drugo de Il grande Lebowski, giocare con un personal computer anni ’90 da cui, ubriaco di whiskey, decide il buono e il cattivo tempo per le sue creature. Il figlio maschio di Dio, J. C., si è dileguato da tempo con la sua croce e contro la crudele tirannia del Padre l’unica speranza resta la figlia di dieci anni, Ea. Con la sua avventura sulla terra, alla scoperta di tristezze e fatiche degli esseri umani, la ragazzina divina non solo scriverà un “Nuovo-Nuovo Testamento”, ma determinerà la fine della legge del Padre e del suo corollario di distruzione, malvagità, sofferenza. Continua a leggere

Da bambina volevo essere un maschio… ma purtroppo nessuno parlava del “genere”

arya-starkdi Cinzia Guido

Cara Monica Ricci Sargentini,

avrei potuto scrivere un articolo che iniziava esattamente come il tuo, ma se fosse stato un tema, lo svolgimento sarebbe stato molto diverso.

Anch’io volevo essere un maschio, ma non perché non mi piacesse essere femmina. Giocavo con le bambole, ma anche con i soldatini, avendo un fratello maschio soltanto un anno più piccolo di me. I bambini mi divertivano e in realtà anche oggi amo molto gli uomini. Non mi piacevano le gonne e i fronzoli, ma non imitavo i maschi e avevo capelli lunghi e molto curati, purtroppo sempre incastrati in qualche fiocco od elastico perché allora a scuola si usava così.

Il problema è arrivato verso i 9-10 anni, quando il mio essere “femmina” ha cominciato ad essere un impedimento. Continua a leggere

Cuori ribelli – Amori, identità e tacchini

di Belle Minton

file1171251759259Mi sono innamorata di una donna. Ecco l’ho detto. Semplice, così com’è. Ma mi sono innamorata? O piuttosto, sto vivendo una storia che sento non potrà essere il mio destino, se non per un breve tratto di strada? Sono una donna adulta. Ho quasi trent’anni. Di Sinistra. Emancipata. Vengo da una famiglia di libero pensiero. Il pregiudizio non mi ha mai attraversato, almeno finché non mi ha riguardato direttamente. Di gay ne ho sempre frequentati molti, in famiglia, come fuori. Tanto da non pormi nemmeno il problema che lo fossero. Persone a cui voglio bene che hanno una vita. Eppure ora che tocca a me. Temo di non farcela. Non posso fare a meno di chiedermi se sono omosessuale. Ho avuto degli innamoramenti omosessuali platonici nella mia vita. Pochi, ma intensi. Non li ho repressi. Le circostanze non li hanno lasciati sbocciare e io non ho fatto nulla per forzare la mano. Fino a oggi. Di uomini sono sempre stata una grande consumatrice, con un certo piacere e narcisismo. Con il tempo ho trovato anche l’amore. E ora? Ora mi rendo conto, mio malgrado, di essere in difficoltà. Di essere in contraddizione con me stessa. Mi sento in perpetuo imbarazzo. Non riesco a vivere questa relazione con libertà. La amo? Non la amo? Non lo so. Ma sento che la sfida alle convenzioni sociali mi spaventa. Mi spaventano gli occhi che fissano e si interrogano. La tensione da reggere. Perché? Perché in realtà preferisco gli uomini? Credo sia una risposta solo a metà. Perché la vergogna è quella che oggi parla in me. Forse non sono così determinata nel mio sentire. Forse. Forse sono più arcaica di quanto pensassi. Ma soprattutto perché tutte queste domande?

Marta, 29 anni – Bologna

Cara Marta,
prima di gettarsi a capofitto in una relazione non è male farsi qualche domanda per capire se la relazione in questione sia in linea con la vita che vogliamo vivere e, nel caso non lo sia, se per essa siamo disposte a cambiare il quadro della nostra esistenza. Questo vale per tutte le relazioni, che siano omosessuali o etero, brevi o durature. E va bene qualunque risposta, se ci aiuta a fare scelte felici.

Che succede però se le domande, come nel tuo caso, si susseguono senza risposta fino a metterci in crisi? Continua a leggere