Di madri e di donne che partoriscono per altri (e altre)

 

copertina marchidi Giorgia Serughetti

A proposito della sentenza di Trento che ha riconosciuto la doppia genitorialità a due uomini, uno padre biologico e uno no, per una coppia di gemelli nato da gestazione per altri in Canada, Letizia Paolozzi, su Dea, esprime tanta preoccupazione per la “cancellazione della madre” quanta perplessità verso le iniziative per la “proibizione generalizzata” (come quella organizzata da Se Non Ora Quando – Libere per il 23 marzo, “Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata. Una sfida mondiale”). “Piuttosto”, scrive Paolozzi, “andrebbero ascoltate con più attenzione le donne che scelgono di portare un bambino per altri, considerando che ci sono storie e bisogni diversi”.

Sulla Gpa, come su altri temi controversi che riguardano la libertà delle donne, è facile che si apra una guerra delle testimonianze, ogni volta che il conflitto tra posizioni alternative riceve nuovo impulso. Del resto non è difficile trovare una “portatrice” che racconti di aver sofferto la separazione con il neonato, o che parli della necessità di scindersi interiormente per poter recidere il legame con il nascituro; ma non è difficile nemmeno raccogliere la voce di chi ha vissuto la gestazione per altri come un’esperienza positiva, talvolta positiva solo per il ritorno economico che ne ha tratto, più spesso anche per il ritorno emotivo, e per le relazioni costruite intorno alla gravidanza e alla nascita. Per alcune, la Gpa è una pratica piena di senso, un senso diverso da quello che è stato mettere al mondo il proprio bambino o la propria bambina. Per alcune, non per tutte, ma è questa una ragione sufficiente per ignorarle? Continua a leggere

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Ancora su fertilità e orologio biologico

9/15 settembre 2016 • Numero 1170di Femministerie

Internazionale di questa settimana dedica la copertina all’invenzione dell’orologio biologico, un tema molto caro a questo blog. Un lungo articolo di Moira Weigel pubblicato su The Guardian, ripercorre la nascita e la forza di un’idea nata negli anni settanta, quando le donne cominciavano a scegliere se e quando diventare madri. Una metafora per contrastare gli effetti della liberazione delle donne e per scaricare su di loro tutto il peso delle scelte procreative, il senso di colpa per la diminuzione del numero medio di figli per donna e l’innalzamento dell’età media delle donne alla nascita del primo figlio. Una costruzione così potente che non poteva mancare nella nostra rubrica Cuori ribelli

La costruzione dell’orologio biologico ha funzionato in un epoca di grandi trasformazioni che hanno visto l’entrata in massa delle donne nel mondo del lavoro e nelle professioni, traducendo in un problema di fertilità e di corsa contro il tempo per diventare madre l’esperienza vissuta da tante di non avere tempo sufficiente a fare tutto quello che bisognerebbe fare, in un’organizzazione sociale che ancora delega alle donne la gran parte del lavoro domestico e di cura. Continua a leggere

#FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente

Cartolina-10di Giorgia Serughetti

A livello mondiale si moltiplicano gli allarmi per la crescita sostenuta della popolazione, in un contesto in cui il pianeta, anche a causa del cambiamento climatico, va esaurendo le risorse naturali. In Italia invece da anni l’allarme è per la vertiginosa diminuzione delle nascite, che con un andamento stabilmente decrescente ha portato nel 2014 al minimo di 1,29 figli per donna, fatti in età sempre più tarda. Si può discutere se la tendenza italiana sia necessariamente da invertire, in un’ottica non ristretta al nostro paese ma aperta alle dinamiche di movimenti globali delle popolazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Al tempo stesso, certo, trovo anche sacrosanto portare avanti una riflessione che identifichi i fattori critici che spingono alla bassa natalità, e provi a porvi rimedio, specialmente quando diventa chiaro che dietro i dati ci sono le difficoltà delle donne che, forse, dei figli li vorrebbero pur fare, ma si trovano a confrontarsi con condizioni sempre più ostili alla maternità.

Niente di tutto ciò, tuttavia, sembra motivare la campagna per il #FertilityDay lanciata dal Ministero della Salute – Proteggi la tua fertilità: Per te. Per noi. Per tutti – che ha scelto, per stimolare le donne ad avere figli, l’approccio meno innovativo, e certamente meno femminista, che si potesse immaginare. Con risultati, a mio parere, persino controproducenti. Continua a leggere

Di Madri, d’amore e d’ombra: la scuola politica di Be Free

di Sara Pollice*be free

Abbiamo deciso di dedicare la VI Scuola politica di Befree alle Madri. Il titolo è particolarmente lungo: D’amore e d’ombra – buone, perfide, libere, aguzzine, simboliche transgender, surrogate, ottime, pessime MADRI, perché la complessità ci contraddistingue, come sempre. In risposta ad un discorso pubblico uniforme che chiude le donne in gabbie sempre più stereotipate, Befree propone di aprire il ventaglio identitario delle madri alle donne e alle maternità altre.

La nostra scuola, anzi, proporrà un percorso che non si fermerà al piano identitario. Proponiamo un’esperienza che permetta di mettersi nei panni di chi fa esperienze lontane dalle nostre immaginando un discorso che allarghi la veduta piuttosto che stringerla dentro posizioni irrinunciabili. Questo mettendo sul fuoco i temi più caldi del momento! Continua a leggere

Ambivalenze della maternità

di Eleonora Mazzoni*

mamma panciaNe L’amore in più Elisabeth Badinter descrisse l’amore materno come un sentimento incerto e labile, imperfetto come tutti i sentimenti, come tutti i sentimenti da costruire, non essendo mai scontato o dato una volta per tutte, che può esserci, magari fortissimo, in molte donne, o non esserci affatto, oppure esserci per poi sparire. Quando chiese allo psicanalista infantile Bettelheim di scriverle una prefazione al libro, si scontrò con un suo rifiuto. Continua a leggere

Di madri, mostri e libertà. Un’altra parola femminista sulla maternità surrogata

di Giorgia Seru434x300ghetti

Nel nuovo numero della rivista Leggendaria, il tema di copertina intitolato “Mamme mie!”, che ho curato insieme ad Anna Maria Crispino, è dedicato alla “gestazione per altri” o “maternità surrogata”. Arriva, questo fascicolo, in giorni di alta tensione dentro e fuori il Parlamento intorno alla legge sulle Unioni civili. Giorni che seguono le Assise per l’abolizione della maternità surrogata di Parigi, convocate da associazioni femministe di vari paesi. E giorni in cui l’impegno verso la messa al bando universale dell’“utero in affitto” è stato presentato come la contropartita politica per il voto favorevole al ddl Cirinnà da parte dell’ala cattolica di Palazzo Madama.

Sui giornali si parla di “mamme usa e getta”, si mostrificano i genitori committenti, si riabilita il vecchio slogan sulle adozioni “comprare non è amare”. Negli ultimi tre mesi, dall’uscita dell’appello di Se non ora quando–Libere all’inizio di dicembre, il conflitto è scalato di intensità, dando luogo a episodi non proprio esemplari anche in campo femminista dove, nonostante i molti richiami al merito delle questioni, non si è riuscite a evitare il consolidamento di tifoserie contrapposte. Continua a leggere

Madri da paura…O per scelta?

1905_henri_matisse_la_gioia_di_viveredi Maddalena Vianello

In questi ultimi giorni ha avuto una certa diffusione sui social network un articolo di Annalena Benini, pubblicato dal Foglio. Titolo: “Perché rinunciamo a fare figli”. Sottotitolo: “Madri da paura. Oltre le statistiche ci sono le domande sul futuro, gli egoismi, le ansie, gli ingorghi del femminismo e le irresponsabilità dei padri. Fra punture, camici bianchi e ostinazioni. Un’indagine”.

Partendo dalle statistiche che fotografano la natalità in Italia sempre più drammaticamente in calo, Annalena Benini fa un’analisi coraggiosa. Indaga la paura come motore di resistenza alla maternità. Una maternità che nel suo articolo appare sempre, nel profondo, desiderata. Se non fosse per quelle maledette paure. Continua a leggere