L’io fuori di sé: relazioni, vulnerabilità, dipendenza

inclinazionidi Giorgia Serughetti

Pubblico qui il testo della relazione che ho presentato al seminario “L’interiorità nel sociale” organizzato presso la Fondazione Basso dall’associazione Altramente all’interno di un ciclo dedicato a “L’interiorità se & dove”

Interiorità e sociale sono due termini che si trovano per lo più in un rapporto di tensione reciproca. Non è sempre stato necessariamente così, ma questa tensione tra interiorità e vita sociale, nelle società moderne e contemporanee, è stato evidenziato fin dagli arbori degli studi sulla società. Un buon esempio è la riflessione di Georg Simmel sugli effetti a livello psichico della vita nelle metropoli, come luoghi di estrema concentrazione, enfatizzazione ed accelerazione delle dinamiche caratteristiche della modernità.

Il saggio Le metropoli e la vita dello spirito comincia così: “I problemi più profondi della vita moderna scaturiscono dalla pretesa dell’individuo di preservare l’indipendenza e la particolarità del suo essere determinato di fronte alle forze preponderanti della società, dell’eredità storica, della cultura esteriore e della tecnica”.  Continua a leggere

Di fronte al naufragio, ripensare i confini (dell’Io e del Noi)

3ottobredi Giorgia Serughetti

Potrebbe essere la più grande tragedia di sempre nel Mediterraneo quella della notte scorsa. Non era inevitabile, non lo è stata nessuna delle quasi 25mila morti avvenute dal 2000 ad oggi lungo questa rotta migratoria. C’è una responsabilità politica dietro ognuna di queste stragi, e le soluzioni politiche che occorrono sono molto chiare. Basta leggere gli appelli di questi giorni delle organizzazioni umanitarie e della società civile, per esempio qui, qui o qui.

Ma è di tutte e tutti noi il dovere di riflettere su quale modello di civiltà, di convivenza, vogliamo sostenere, e più in profondità su quale visione della condizione umana vogliamo porre al centro dell’azione politica. Avevo scritto le parole che riporto qui sotto all’indomani del naufragio del 3 ottobre 2013, quando persero la vita in mare oltre 360 migranti. Nell’incidente avvenuto sabato notte si temono 900 morti. I problemi che ponevo allora credo che siano più vivi che mai. Continua a leggere

Educazione e genere: la polemica non aiuta

genderdi Stefano Ciccone*

Che cos’è l’educazione sul genere?

Esiste un’educazione che oggi prescinda dal “genere”? No. Il genere come costruzione sociale organizza gerarchicamente le differenze, implica la complementarietà tra “femminile” e “maschile” e la negazione di orientamenti sessuali e affettivi diversi dalla norma eterosessuale. Siamo immersi in questo ordine al punto da percepirlo come naturale: come ci disgustano cibi o comportamenti considerati normali da altre culture, così ci mette a disagio vestire o indossare colori che culturalmente sono “propri” dell’altro sesso; ma anche nel nostro modo di sederci, di camminare corrispondiamo a posture maschili e femminili. Quando sentiamo imbarazzo o disagio per una postura, per un eccesso di intimità, per un senso di inadeguatezza, o quando ci gratifica il riconoscimento delle nostre qualità,  ne sperimentiamo la forza.

L’alternativa non è dunque se tenere conto o meno del genere a scuola, ma se assumerlo come un ordine invisibile e inconsapevole, e dunque immutabile, oppure se fare dei percorsi di apprendimento e delle relazioni pedagogiche un’occasione per una maggiore consapevolezza dei ruoli e i modelli di riferimento del nostro ordine di genere che è differente da quello di altre epoche e latitudini ma che noi naturalizziamo ed eternalizziamo. Continua a leggere