Per combattere il terrore, cominciamo dalla violenza sulle donne

di Giorgia Serughettiattentatore Nizza

Quanto è profondo il nesso che lega gli atti di terrorismo che stanno scuotendo il pianeta con la violenza maschile sulle donne? Tutti gli organi di informazione hanno evidenziato come l’autore della strage di Nizza fosse un uomo in fase di separazione dalla moglie con precedenti per violenza domestica. Si è parlato perciò di un caso di frustrazione personale legata a vicende familiari, a cui l’identità di soldato del Califfato (il legame con l’Isis è peraltro ancora da accertare) sarebbe servita soprattutto come copertura ideologica per la strage.

La storia di Mohamed Lahouaiej Bouhlel non basterebbe forse da sola a illuminare il legame tra lo stragismo fondamentalista e la violenza domestica e di genere, ma quando profili simili si rincorrono tra gli autori di attentati terroristici in varie parti del mondo, la necessità di aprire un discorso pubblico sul maschile e sulle relazioni tra i generi anche come parte di una strategia di contrasto del terrore appare in tutta la sua evidenza. Continua a leggere

Nadia Murad, sopravvissuta all’Isis: giustizia per gli yazidi

nadiadi Giorgia Serughetti

Nadia Murad Basee Taha ha 22 anni, una figura minuta, lunghi capelli scuri raccolti in una treccia e occhi neri in cui ti perdi, mentre l’ascolti raccontare. Raccontare di quando, nell’estate del 2014, i miliziani del sedicente Stato islamico hanno ucciso sua madre e i suoi sei fratelli, e l’hanno rapita, insieme ad altre 5.000 persone della minoranza irachena yazida a cui appartiene, per poi farla prigioniera, venderla e comprarla, stuprarla e torturarla. Nadia dopo tre mesi è riuscita a scappare, a raggiungere un campo profughi e a trovare rifugio in Germania grazie a un canale umanitario. Ma, denuncia, sono ancora migliaia, forse 3.500, le donne e le bambine yazide nelle mani dell’Isis.

Questa ragazza, che fino a meno di due anni fa sognava solo di studiare medicina e oggi è candidata al Premio Nobel per la pace, da mesi viaggia di paese in paese, in Europa, in America, nel mondo arabo, per parlare con i governi, le istituzioni, le popolazioni, e chiedere giustizia per sé e il suo popolo. Continua a leggere

Le speranze e i colori delle donne

donne curdedi Francesca Caferri

I veli neri che volano non appena varcato il confine con il territorio controllato dai curdi, in fuga dall’Is. Il sorriso che esplode: di sollievo, di fine della tensione, di nuovo inizio. Le foto diffuse da Jack Shanine, un giornalista free lance che vive in Siria e scattate da Shervan Derwish, portavoce dell’operazione congiunta anti-Isis di YPG ed esercito libero siriano, sono arrivate sulla mia scrivania poche ore prima di intervistare a Genova, per La Repubblica delle Idee, Tawakkul Karman, attivista yemenita, premio Nobel per la Pace e voce della Primavera araba. Continua a leggere

Hayat e le altre: se l’Isis diventa speranza

di Francesca Caferri

Per settimane il volto di Hayat Boumeddiene è stato l’incubo degli investigatori europei: una donna giovane, apparentemente integrata, di fede musulmana, che a un certo punto lascia tutto, sposa la causa estremista del suo compagno e poi si trasferisce in Siria, donando se stessa alla jihad. Lentamente, i suoi lineamenti si sono fusi con quelli di Maria Giulia Fatima, prima convertita italiana individuata fra coloro che hanno raggiunto la Siria e con quelli di Shamima Begum, Amira Abase e Kadiza Sultana, studentesse modello inglesi viste l’ultima volta sulla via del confine siriano.

Di fronte alle loro immagini, gli studiosi si sono divisi: c’è chi dice che queste ragazze abbiano raggiunto la Siria per combattere al fianco dei loro uomini e contribuire attivamente alla costruzione dello Stato islamico. E chi ribatte che il ruolo delle giovani sia principalmente quello di “specchietto per le allodole” per attirare combattenti e spaventare un Occidente che segue con attenzione le parole che vengono dai loro blog e dai loro profili Twitter (non a caso tenuti in lingua inglese). Ma la domanda che è più interessante porsi è un’altra, a mio parere. Cosa spinge queste ragazze a lasciare tutto per scegliere una vita di stenti e rischi? Continua a leggere