Irlanda, il merito va alle donne

di Laura Fano Morrissey*

Venerdì 25 maggio è stata una giornata storica per l’Irlanda. Nessuno si sarebbe aspettato una vittoria così schiacciante del Sì, soprattutto dopo una campagna estremamente divisiva e aggressiva da parte del fronte del No.

Le scene di donne con le lacrime agli occhi hanno fatto il giro del mondo. Quelle lacrime non sorprendono chi conosce l’orribile ottavo emendamento che, equiparando il diritto alla vita del nascituro a quello della madre, di fatto spogliava ogni donna incinta di qualunque diritto. Non sorprende chi conosce la storia di questo paese, stretto per decenni tra le morse di una letale alleanza tra Stato e Chiesa, sentire donne dire: “Finalmente siamo libere”. Continua a leggere

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Aborto, a cosa ha detto sì l’Irlanda

refirlandadi Cecilia D’Elia

Nel referendum per abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione, cioè il totale divieto di aborto tranne nei casi di rischio della vita per la donna, si profila una vittoria dei sì in Irlanda. E’ una svolta storica per quel paese, ma è una buona notizia per tutti noi.

Gli exit poll danno oltre il 68% al fronte del Sì in un referendum che ha diviso fortemente l’Irlanda, sostenuto da tutte le forze politiche, in primo luogo dal premier Leo Varadkar, leader di origini indiane e gay dichiarato, che sta guidando un paese in cui la difficile autonomia si è fondata sul richiamo alle radici cattoliche, sulla strada della secolarizzazione. Sembra che la grande affluenza, sostenuta anche dal #hometovote di chi è tornato a casa per votare, abbia determinato la vittoria dei Sì, mettendo fine ad un divieto che – come storicamente è sempre accaduto nei paesi in cui l’aborto è illegale – conviveva con la clandestinità per le più povere e la possibilità di andare all’estero a interrompere la gravidanza per le altre. Questa ipocrisia oggi avrà fine. Continua a leggere

Matrimoni egualitari: quando in Italia? Il problema non è la Chiesa, è la politica

Ireland-gay-marriage-PADunque, ricapitoliamo. La cattolicissima Spagna ha reso legali i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel 2005. La Francia, il paese da cui abbiamo importato le “sentinelle in piedi”, le ha autorizzate nel 2013. Oggi nella cattolica Irlanda le “nozze gay” passano con una valanga di sì in un sentitissimo e partecipatissimo referendum popolare, promosso da una campagna capace si cambiare la narrazione sulle nuove famiglie, come mostra questo video.

In Italia, invece, il ddl sulle unioni civili (sulle unioni civili, non sul matrimonio tra persone dello stesso sesso), dopo essere stato approvato in Senato, è fermo alla Camera, annegato in un mare di oltre 4000 emendamenti.

Siamo sicuri/e che il problema sia la Chiesa cattolica? Continua a leggere