“E io pedalo”, un viaggio in bicicletta lungo la libertà delle donne

E io pedalo_Donatella Allegro

 

di Maddalena Vianello

Avete mai pensato alla biciletta come un simbolo di libertà e di emancipazione? Beh, così è stato e così è ancora.

Donatella Allegro ci accompagna lungo il corso del XX secolo – con qualche libera digressione – per una pedalata lungo la storia delle donne e il loro rapporto con la bicicletta. Il viaggio è avvincente.

“E’ un percorso a tappe attraverso alcune storie di donne che hanno voluto, fortissimamente voluto, la bicicletta; donne per le quali essa è stata molto più che un mezzo di trasporto: è stata le ali, è stata via di fuga, è stata trampolino, è stata un dispetto, uno sberleffo alla famiglia, agli uomini, alla gente per strada e ai giornali. Sono storie […] di donne che cercando la propria identità e la propria libertà hanno trovato una perfetta alleata nella bicicletta.”

La bicicletta è veloce e porta lontano. Sfugge al controllo sociale. Infatti, nell’immaginario collettivo è roba da uomini ed è considerata decisamente sconveniente per le donne. Impone un movimento fisico che poco si addice alla compostezza prescritta a queste ultime. Per non parlare delle caviglie che inevitabilmente vengono mostrate e della necessità di un abbigliamento adeguato che licenzi per sempre corpetti opprimenti, gonne troppo strette e lunghe. I raggi delle ruote sono spietati e non fanno sconti. Continua a leggere

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Nadia Murad, sopravvissuta all’Isis: giustizia per gli yazidi

nadiadi Giorgia Serughetti

Nadia Murad Basee Taha ha 22 anni, una figura minuta, lunghi capelli scuri raccolti in una treccia e occhi neri in cui ti perdi, mentre l’ascolti raccontare. Raccontare di quando, nell’estate del 2014, i miliziani del sedicente Stato islamico hanno ucciso sua madre e i suoi sei fratelli, e l’hanno rapita, insieme ad altre 5.000 persone della minoranza irachena yazida a cui appartiene, per poi farla prigioniera, venderla e comprarla, stuprarla e torturarla. Nadia dopo tre mesi è riuscita a scappare, a raggiungere un campo profughi e a trovare rifugio in Germania grazie a un canale umanitario. Ma, denuncia, sono ancora migliaia, forse 3.500, le donne e le bambine yazide nelle mani dell’Isis.

Questa ragazza, che fino a meno di due anni fa sognava solo di studiare medicina e oggi è candidata al Premio Nobel per la pace, da mesi viaggia di paese in paese, in Europa, in America, nel mondo arabo, per parlare con i governi, le istituzioni, le popolazioni, e chiedere giustizia per sé e il suo popolo. Continua a leggere