Ancora su fertilità e orologio biologico

9/15 settembre 2016 • Numero 1170di Femministerie

Internazionale di questa settimana dedica la copertina all’invenzione dell’orologio biologico, un tema molto caro a questo blog. Un lungo articolo di Moira Weigel pubblicato su The Guardian, ripercorre la nascita e la forza di un’idea nata negli anni settanta, quando le donne cominciavano a scegliere se e quando diventare madri. Una metafora per contrastare gli effetti della liberazione delle donne e per scaricare su di loro tutto il peso delle scelte procreative, il senso di colpa per la diminuzione del numero medio di figli per donna e l’innalzamento dell’età media delle donne alla nascita del primo figlio. Una costruzione così potente che non poteva mancare nella nostra rubrica Cuori ribelli

La costruzione dell’orologio biologico ha funzionato in un epoca di grandi trasformazioni che hanno visto l’entrata in massa delle donne nel mondo del lavoro e nelle professioni, traducendo in un problema di fertilità e di corsa contro il tempo per diventare madre l’esperienza vissuta da tante di non avere tempo sufficiente a fare tutto quello che bisognerebbe fare, in un’organizzazione sociale che ancora delega alle donne la gran parte del lavoro domestico e di cura. Continua a leggere

#FertilityDay: non solo sbagliato, ma controproducente

Cartolina-10di Giorgia Serughetti

A livello mondiale si moltiplicano gli allarmi per la crescita sostenuta della popolazione, in un contesto in cui il pianeta, anche a causa del cambiamento climatico, va esaurendo le risorse naturali. In Italia invece da anni l’allarme è per la vertiginosa diminuzione delle nascite, che con un andamento stabilmente decrescente ha portato nel 2014 al minimo di 1,29 figli per donna, fatti in età sempre più tarda. Si può discutere se la tendenza italiana sia necessariamente da invertire, in un’ottica non ristretta al nostro paese ma aperta alle dinamiche di movimenti globali delle popolazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Al tempo stesso, certo, trovo anche sacrosanto portare avanti una riflessione che identifichi i fattori critici che spingono alla bassa natalità, e provi a porvi rimedio, specialmente quando diventa chiaro che dietro i dati ci sono le difficoltà delle donne che, forse, dei figli li vorrebbero pur fare, ma si trovano a confrontarsi con condizioni sempre più ostili alla maternità.

Niente di tutto ciò, tuttavia, sembra motivare la campagna per il #FertilityDay lanciata dal Ministero della Salute – Proteggi la tua fertilità: Per te. Per noi. Per tutti – che ha scelto, per stimolare le donne ad avere figli, l’approccio meno innovativo, e certamente meno femminista, che si potesse immaginare. Con risultati, a mio parere, persino controproducenti. Continua a leggere