#ProssimaMente – Ripartire dalla casa, con uno sguardo nuovo

di Laura Fano

Scrivo queste riflessioni da casa, ovviamente, e le scrivo con difficoltà perché, non solo non ho “una stanza tutta per me”, ma anche perché questa casa si è trasformata in ufficio, scuola, palestra. Mai come durante questa quarantena si è reso manifesto, in tutta la sua evidenza, il nervo scoperto delle nostre società. La casa, sempre relegata nell’invisibilità, è diventata il centro della vita e della narrazione. Nella narrazione c’è una casa idealizzata, dove saremo al sicuro, dove anzi possiamo scoprire il piacere della lentezza e dell’ozio, fare pane e praticare yoga. Contro questa romanticizzazione, la quarantena ha messo a nudo le contraddizioni dello spazio-casa, che non è affatto un’unità armonica, bensì un luogo dove costantemente avviene una negoziazione per la divisione sessuale del lavoro. Il confinamento ha portato a quello che Veronica Gago ha descritto come “l’implosione della casa”, e ha messo a nudo ciò che il femminismo ha mostrato da tempo ma che si è sempre scelto di non vedere, ossia il lavoro riproduttivo svolto dalle donne gratuitamente e nell’invisibilità delle case, e che sostenta la società e l’economia. Continua a leggere

La marcia delle differenze

jessicasabogal-womenareperfect-1di Giorgia Serughetti

La Women’s March on Washington del 21 gennaio è stata senz’altro un evento straordinario, fuori dall’ordinario, perché nei paesi occidentali è sempre più raro assistere a manifestazioni di queste dimensioni, tanto più se guidate dalle donne. L’America è scesa in piazza, è stato scritto. In piazza per sostenere un programma politico “che parla a tutte e tutti”, a “persone di ogni genere, razza, cultura, appartenenza politica”, e si riallaccia all’eredità di tutti i movimenti: dal suffragismo all’abolizionismo, al femminismo, alle lotte dei nativi americani fino a Occupy Wall Street e a Black Lives Matter. Sul palco si sono susseguite le voci di donne bianche, nere, latine, lesbiche, etero, musulmane, cristiane, e uomini, donne, transgender. Tra le celebrità, c’erano femministe storiche come Gloria Steinem, icone del movimento per i diritti civili e per la liberazione delle donne come Angela Davis, star dell’attivismo di sinistra come Michel Moore.

Se tutto questo è rimbalzato sui media di tutto il mondo, spesso accompagnato dallo stupore che produce la forza delle donne quando esce allo scoperto, molta meno attenzione è stata data, dalle nostre parti, alla discussione che ha preceduto e in parte seguito la mobilitazione. Una discussione al cui centro sono state non le similarità ma le differenze tra donne, quelle di razza, classe, orientamento sessuale, religione, abilità, nazionalità. Le differenze che determinano una distribuzione ineguale di privilegi e oppressione, portando alcune a vivere sulla propria pelle il pregiudizio e le discriminazioni con una violenza sconosciuta alle donne bianche o delle classi più agiate. Continua a leggere