Cuori ribelli – Maschi o non maschi

di Belle Minton


obama feministCara Femministerie,

ti scrivo perché mi interessa il tuo mondo, che poi è anche il mio, sebbene per la maggior parte dei maschi contemporanei questa consapevolezza viene comunemente riposta a livello pavimento se non sotto.

Quando leggo le Tue note, i Tuoi pensieri, le Tue pulsioni tradotte in lingua scritta, ho spesso dei sussulti pensando che la realtà che descrivi non mi era ancora così chiara. Per cui ti ringrazio del lavoro che fai, d’informazione e divulgazione. Per esempio non sapevo che le donne a parità d’incarico lavorativo riscuotono di meno. Perché? Come dubitavo che esistesse ancora la pratica della mano morta. Ma vedo in un Tuo video che purtroppo fior di doppiopetti…

Oggi si sa, siamo tutti femministi, salvo la solita nutrita schiera di uomminicchi che dai venti agli ottanta anni non perdono occasione per sottolineare la propria virilità. Quello che voglio chiederti è perché non la smetti di fare opposizione a questo maschiettilismo e Ti metti al lavoro per edificare un nuovo comune sentimento femminile? La chiave di volta ce l’hai, ed è palesemente la Tua non-maschilità, grazie alla quale puoi efficacemente cancellare secoli di obnubilazione del femminino.

Ti ringrazio in anticipo

Angelo

Caro Angelo,

innanzitutto grazie a te, perché sei il primo uomo che scrive a questa rubrica e perché hai deciso di condividere con noi le tue riflessioni su questioni che ci interessano molto.

La tua lettera si rivolge (immagino scherzosamente) a Femministerie come se fosse un’entità unica, una sorta di persona astratta; ovviamente così non è e lo sappiamo entrambi, così come sappiamo che ti rispondo io perché mi occupo della rubrica Cuori Ribelli e non certo perché parlo a nome di tutte le promotrici di questo blog. Ma veniamo al dunque. Semplificando, tu dici: piantatela di combattere il “maschiettilismo” e costruite un “nuovo comune sentimento femminile”; potete farlo perché siete “non-maschi”. Tu dici questo, e nella mia testa è già scattato l’allarme rosso. Provo a spiegarti perché. Continua a leggere

Educazione e genere: la polemica non aiuta

genderdi Stefano Ciccone*

Che cos’è l’educazione sul genere?

Esiste un’educazione che oggi prescinda dal “genere”? No. Il genere come costruzione sociale organizza gerarchicamente le differenze, implica la complementarietà tra “femminile” e “maschile” e la negazione di orientamenti sessuali e affettivi diversi dalla norma eterosessuale. Siamo immersi in questo ordine al punto da percepirlo come naturale: come ci disgustano cibi o comportamenti considerati normali da altre culture, così ci mette a disagio vestire o indossare colori che culturalmente sono “propri” dell’altro sesso; ma anche nel nostro modo di sederci, di camminare corrispondiamo a posture maschili e femminili. Quando sentiamo imbarazzo o disagio per una postura, per un eccesso di intimità, per un senso di inadeguatezza, o quando ci gratifica il riconoscimento delle nostre qualità,  ne sperimentiamo la forza.

L’alternativa non è dunque se tenere conto o meno del genere a scuola, ma se assumerlo come un ordine invisibile e inconsapevole, e dunque immutabile, oppure se fare dei percorsi di apprendimento e delle relazioni pedagogiche un’occasione per una maggiore consapevolezza dei ruoli e i modelli di riferimento del nostro ordine di genere che è differente da quello di altre epoche e latitudini ma che noi naturalizziamo ed eternalizziamo. Continua a leggere

Gender, sex e Vaticano

genderDavvero la cosiddetta “gender theory” cancella la differenza sessuale? E cosa intendiamo per differenza sessuale? Cosa intende Bagnasco quando la esalta come valore? È la stessa di cui ha parlato e parla la tradizione del femminismo della differenza? La confusione e il fraintendimento che regnano nel discorso pubblico ci paiono riguardare non solo l’esistenza di una fantomatica “ideologia gender” ma anche l’idea di differenza che si intende difendere.

Il Presidente della Conferenza episcopale italiana aveva già parlato di “dittatura dell’ideologia del gender”, ed è tornato sul tema nella prolusione al consiglio permanente dei vescovi additando come “transumano” il prodotto finale di tale teoria, un essere umano senza più identità di genere. Chiara Saraceno ha risposto su Repubblica sottolineando come la questione abbia come obiettivo polemico la normalizzazione dei diversi orientamenti sessuali, e metta sotto accusa qualunque ricerca tesa a decostruire identità, ruoli e modelli sessuali e sociali codificati da secoli di patriarcato. Bagnasco attacca cioè lo strumento che decenni di studi hanno utilizzato “per indicare quanto di costruzione sociale — per lo più entro rapporti di potere asimmetrici — ci fosse e ci sia tuttora in ciò che viene definito maschile e femminile.” Continua a leggere