Unioni civili: perché non siam contente?

unioni civilidi Giorgia Serughetti e Maddalena Vianello

C’è un’Italia che gioisce per il sì del Senato al ddl Cirinnà che regola le unioni civili tra persone dello stesso sesso. È una gioia che rispettiamo, che capiamo e in parte condividiamo. Oggi c’è qualcosa che prima non c’era, uno strumento che per la prima volta riconosce gay e lesbiche come cittadini e cittadine titolari del diritto di scegliere chi amare, con chi trascorrere la propria vita, di ricevere dallo stato – in quanto coppia – essenzialmente la stessa protezione accordata all’unione matrimoniale tra persone di sesso diverso. Gli stessi diritti in materia patrimoniale, previdenziale, assicurativa, ereditaria, migratoria ecc., anche se questo avviene mediante un istituto differenziale: non di famiglia si parla infatti, ma di “formazione sociale specifica”, non di matrimonio, ma di unione tra persone dello stesso sesso. Qualcosa di meno, dunque, ma pur sempre qualcosa. E allora perché per molte di noi la giornata di giovedì si è conclusa non con la voglia di festeggiare ma con un senso di frustrazione e impotenza? Continua a leggere

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