La Ru486 nei consultori e la salute delle donne

consultorio-romadi Cecilia D’Elia

Ha fatto molto clamore la sperimentazione che è allo studio nel Lazio di somministrazione per 18 mesi della pillola ru486 in alcuni consultori. Una proposta nata all’interno di un progetto di rilancio del servizio, al quale ha collaborato anche chi scrive, che riguarda i diversi ambiti d’intervento dei consultori, il percorso nascita con la diffusione dell’agenda di gravidanza e il ricettario per le ostetriche che seguiranno le gravidanze non a rischio, il potenziamento dello screening, gli spazi per adolescenti. In particolare, al momento un gruppo di lavoro tecnico si sta occupando di interruzione di gravidanza e facilitazione dell’accesso alla contraccezione per le minorenni e le fasce disagiate della popolazione. Già il fatto che il gruppo affronti entrambi gli aspetti è indicativo di come si voglia tener fede a quella che è una peculiare caratteristica del lavoro consultoriale; l’approccio alla persona, ai suoi diversi aspetti, il lavoro di equipe degli operatori per sostere l’empowerment di chi si rivolge al consultorio. Continua a leggere

L’aborto e la coscienza delle donne

common_sense__by_tophattedtragedydi Caterina Botti

Il bando dell’ospedale San Camillo di Roma per due posizioni da destinare al settore Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della Legge 194/1978 sta sollevando un gran clamore e mi verrebbe quasi da dire che è bene che sia così: non perché io concordi con la sostanza dell’allarme che si è scatenato, tutt’altro, ma perché proprio questo ci permette di mostrare quanto sia assurdamente difficile ancora oggi, e forse sempre di più, applicare in toto la legge 194, una legge di compromesso, e per molti versi discutibile, che però dice chiare alcune cose: che date una serie di circostanze una donna può interrompere volontariamente la sua gravidanza, che può farlo solo ed esclusivamente nelle strutture pubbliche (o private autorizzate), e che le strutture devono fornire questo servizio. Viene infatti chiaramente affermato, nel tanto discusso articolo relativo all’obiezione di coscienza del personale sanitario, che questa è strettamente personale, ma che “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste”. È appunto in questo senso che va il bando del San Camillo e in questo senso vi si parla di applicazione della legge. Continua a leggere

Legge 194: c’è una gerarchia di diritti, rispettiamola

imagesdi Michela Murgia

La decisione della Regione Lazio di indire un bando di concorso apposito per reclutare medici non obiettori al San Camillo è un atto politico di grande portata, benché di nessuna efficacia. Il risultato pratico non può che essere nullo perché nessuna regione ha il potere di revocare in forma permanente il diritto di obiezione dei medici: con la legge attuale infatti niente impedirebbe loro di dichiararsi obiettori dopo l’assunzione e questo alla Regione Lazio lo sanno benissimo.

L’efficacia politica del gesto di Zingaretti è però altissima proprio per questo: dopo molto tempo si riapre sul piano legislativo e politico lo spinoso dibattito sulla conciliazione tra il diritto di ricevere assistenza per l’interruzione di gravidanza e quello di obiezione di coscienza.

È importante ribadire che di conciliazione si sta trattando, perché questa dialettica – a causa delle storture nell’applicazione della 194 che hanno trasformato un diritto in una caccia disperata al medico non obiettore – oggi non è più così pacifica. Continua a leggere

Regione Lazio e legge 194: una storia importante

abortodi Maddalena Vianello

All’ospedale San Camillo si pratica circa il 30% delle interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) di Roma. Sappiamo che alcune donne arrivano da fuori città, da luoghi in cui abortire non è più possibile. Molte di queste, tuttavia, non hanno la fortuna di rientrare fra gli interventi in programma giornalmente, troppo pochi rispetto alla domanda. Sappiamo che le condizioni di accoglienza ed erogazione del servizio non sono delle migliori per usare un eufemismo (raccomando la visione del documentario “Obiezione vostro onore”). Sappiamo anche, però, che quello del San Camillo non è un caso isolato e nemmeno dei peggiori.

La diffusione dell’obiezione di coscienza – in alcune regioni d’Italia sfiora il 90% – inficia l’efficacia del servizio pubblico. Tanto che la LAIGA (e non solo) denuncia un’allarmante recrudescenza dell’aborto clandestino.

In questo quadro si inserisce il Bando della Regione Lazio per l’assunzione di due medici per l’applicazione della legge 194, difeso con convinzione dal Presidente Nicola Zingaretti. Attenzione, il bando non si rivolge unicamente ai medici non obiettori, esplicita piuttosto la funzione a cui sono chiamati: il servizio pubblico per l’IVG previsto dalla legge 194. Per dirlo con parole mie, per garantire la libertà e un diritto delle donne. Continua a leggere

La legge 194 compie 38 anni, quale futuro?

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di Maddalena Vianello

Il 22 maggio 1978 è nata la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Abbiamo la stessa età, la legge ed io. Trentotto anni. Siamo cresciute insieme.

L’introduzione della legge 194 è stata una conquista fra le più importanti. L’aborto è legale. Non si rischia più né processo, né galera. Ma soprattutto, non si rischia più di morire fra le mani di “praticone” e “cucchiai d’oro”. Il numero degli aborti nel nostro paese continua a crollare verticalmente, a dimostrazione del fatto che legalizzare non rappresenta un incentivo. Continua a leggere

La fuga, quaranta anni fa

di Cecilia D’Elia

lafugaUn testo teatrale degli anni settanta del secolo scorso, scritto da un’intellettuale femminista, la scrittrice e giornalista Muzi Epifani nel 1976 e oggi riproposto dalla casa editrice la mongolfiera con un’introduzione di Cristina Comencini. La fuga, questo il titolo, fotografa un momento storico ed esistenziale straordinariamente rilevante, un tempo di mutamento della coscienza delle donne e di cambiamento della politica e della società italiana.
Per il suo essere profondamente immerso in quel clima e in quel travaglio della soggettività femminile il testo è anche un documento storico importante. La sua ripubblicazione è un’occasione per avvicinarci oggi alla produzione letteraria di un’autrice originale, scomparsa nel 1984, a soli 49 anni. Continua a leggere

È una buona notizia.

scelgonoledonneIl 10 marzo il Parlamento di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza (441 sì, 205 no e 52 astenuti) la Relazione sull’eguaglianza tra uomini e donne nell’Unione Europea. Ne avevamo parlato qui. La soddisfazione per l’approvazione del testo è stata subito messa in dubbio da un emendamento proposto dal PPE, e approvato dall’aula, che sul punto della relazione più controverso specifica che “l’elaborazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute e diritti sessuali e riproduttivi nonché in materia di educazione sessuale sono di competenza degli Stati membri” (art.46 del testo finale approvato il 10 marzo). Di fronte alla mobilitazione dell’opinione pubblica femminile europea, che si è fatta sentire dopo la mancata approvazione nella scorsa legislatura della mozione Estrela e alle pressioni sui parlamentari italiani del Pd affinché questa volta sostenessero convintamente la Relazione presentata dal deputato Tarabella, i malpancisti e i conservatori hanno cercato di aggirare l’ostacolo e di depotenziare l’importanza del testo con il richiamo alla sussidiarietà della legislazione europea. Ma il Parlamento europeo non impone mai. Continua a leggere

Europa e cittadinanza delle donne

Europa_copydi Cecilia D’Elia

Il Parlamento europeo dovrebbe discutere a breve la Relazione sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea, già votata il 20 gennaio dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, di cui è relatore l’europarlamentare belga Marc Tarabella.

La relazione è un testo che affronta complessivamente la qualità della vita della donne nel continente, soprattutto alla luce degli effetti della crisi economica e della politiche di austerità, con l’intento di inserire la prospettiva di genere e del diritto delle donne nell’elaborazione delle politiche e delle procedure di bilancio. Il documento spazia dalla condizione lavorativa al contrasto agli stereotipi culturali e alla violenza sessuale, dal diritto alla salute a quello all’istruzione. Tra le proposte agli Stati membri vi è l’istituzione dell’“Anno europeo della lotta alla violenza contro le donne nel 2016 assegnando risorse sufficienti per condurre azioni di sensibilizzazione.” Continua a leggere