La pillola RU486, la parola alle donne

ru486_0-1024x768di Maddalena Vianello

Le nuove linee del Ministero della Sanità, presieduto da Roberto Speranza, mettono la parola fine alla decennale polemica che ruota intorno alla pillola abortiva RU486, dopo la brutta pagina scritta di recente dalla Regione Umbria.

Le linee guida introducono due novità fondamentali. La prima, la pillola RU486 potrà essere somministrata senza obbligo di ricovero. Le donne potranno riceverla in day hospital, al consultorio, in ambulatorio, e dopo mezz’ora tornarsene a casa. La seconda, il periodo di possibile utilizzo viene esteso alla nona settimana di gestazione. È interessante notare come le linee guida siano state costruite, tenendo conto del parere favorevole e univoco del Consiglio superiore di Sanità e della presa di posizione della Società di ginecologia e ostetricia.

La pillola RU486 ha alle spalle una lunga storia che affonda le sue radici nelle battaglie femministe per l’applicazione della legge per l’interruzione volontaria di gravidanza, la n. 194 nel 1978. La storia prosegue e il 1989 è anno in cui la Senatrice Elena Marinucci – Socialista e Sottosegretaria alla Sanità – sollecitò l’introduzione della pillola RU486 nel nostro Paese. La levata di scudi che ne seguì accomunò cattolici e laici, che spesso a discapito della libertà delle donne trovano intese e alleanze. La convinzione diffusa era che sollevare le donne dal dolore psichico e fisico dato da un intervento chirurgico, avrebbe alleggerito le coscienze. Le donne, invece, dovevano patire fino alle estreme conseguenze. Colpevolizzare è sempre stata la parola d’ordine. Nel 1991 la casa farmaceutica Roussel-Uclaf – produttrice della pillola – rese pubblica la decisione di non commercializzare il farmaco in Italia. Circa dieci anni finalmente l’AIFA dà il via libera in Italia all’utilizzo della pillola RU486, imponendo però il ricovero di tre giorni. Negli anni solo alcune regioni hanno optato per un regime più leggero.

Oggi, restituendo la parola alla scienza, il Ministro Speranza introduce regole chiare e di buon senso. Una pagina di bella politica. L’aborto farmacologico potrà contribuire in maniera sostanziale all’applicazione della legge 194, in un Paese in cui il 70% dei medici è obiettore di coscienza e dove le donne penano per poter ricorrere all’IVG. L’alleggerimento delle prescrizioni per la somministrazione della pillola RU486, inoltre, tutela la salute psico-fisica delle donne, già alle prese con una scelta molto complessa. Fuori dalla polemica – di cui troppo spesso si sono resi protagonisti gli uomini – le nuove linee guida riconoscono l’autodeterminazione delle donne nelle scelte procreative, nella piena tutela della loro salute.

E come è giusto che sia, è a noi che spetta la prima e l’ultima parola.

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