Congiunte a chi?

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Ieri sera durante la conferenza stampa che annunciava le condizioni previste per la Fase 2, il Presidente del consiglio Conte ha fatto ruotare il suo discorso attorno a due capisaldi: industria e famiglia. Ha aggiunto un riferimento alla Chiesa, che cela il conflitto generato dalla sospensione delle funzioni (eccetto le cerimonie funebri), ringraziando solo la CEI e dimenticandosi di tutte le altre comunità religiose che popolano e animano il territorio italiano. Inoltre, il campionato di calcio è di nuovo tornato alla ribalta come uno dei temi centrali per la ri-partenza dell’Italia mentre gli altri sport di squadra come la pallavolo, il basket e il rugby non sembrano contare così tanto.

La prospettiva della riapertura ci è stata presentata come casa e famiglia, attività produttive e indotto. Le informazioni che tutti e tutte aspettavamo non ci sono state date. L’emergenza sanitaria a che punto è? Quali sono i prossimi passi per continuare a far abbassare la curva epidemiologica (quello che ci è stato ripetuto come un mantra, ossia il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine, è certamente essenziale, ma non può essere l’unica informazione concessa)? Come conciliare i bambini a casa e il ritorno al lavoro dei genitori? Come si possono riaprire le fabbriche in totale sicurezza per i lavoratori? O forse in questo caso prima della sicurezza delle persone viene la ripresa economica? E come potranno essere gestiti i trasporti delle persone che tornano in attività per evitare i rischi di contagio, ma anche il ricorso sfrenato ai mezzi privati che ci farebbero ripiombare nelle polveri sottili, crollate ai minimi in questi due mesi? Inoltre, ci sembra che siano state ignorate, durante la conferenza stampa, tutte le professioni del mondo dello spettacolo e della cultura – i musicisti e le musiciste, gli attori e le attrici, le guide turistiche e dei musei, i ballerini e le ballerine – che, invece, meriterebbero almeno di essere menzionate all’interno di un programma di ripresa.

Ma soprattutto cioè che più ci colpisce è la riduzione degli affetti ai congiunti e, quindi, alla stretta cerchia famigliare. Davvero nel 2020 si può continuare a pensare che la famiglia sia l’unica forma in cui si esplicano le nostre relazioni affettive? Non credo ci sia bisogno di evidenziare ulteriormente come attraverso l’uso del termine ‘congiunti’ vengano esclusi tutta una serie di rapporti fondamentali che non sono sanciti da un matrimonio o dettati dalla consanguineità: fidanzati/fidanzate, amici/amiche. Probabilmente uscirà una nota esplicativa che speriamo chiarirà questo punto. Per adesso a tutte queste persone non è stata una risposta alla domanda: quando potremo rivederci (anche se non abbracciarci)?

Davvero non era possibile trovare un’espressione che potesse risultare maggiormente inclusiva? In inglese viene comunemente usato “significant others”, le persone che, senza vincoli legislativi o di sangue, hanno un ruolo importante nelle nostre vite e che rappresentano per ciascuno i propri affetti.

O forse l’idea dell’Italia della ripartenza coincide in tutto e per tutto con un’Italia che torna indietro, anziché andare avanti, ancorandosi fortemente ad alcuni valori inattuali e che non rispecchiano la complessità sociale del momento storico?

Ci sembra chiaro che la task-force, non solo, ignori del tutto il fitto intreccio di legami sentimentali ed emotivi alla base della società, ma anche non sappia articolare un piano logistico e di intervento che non si limiti ad intimare ai cittadini e alle cittadine i comportamenti appropriati da mantenere per evitare che siano veicolo di contagio. La responsabilità individuale è di certo fondamentale, ma non può essere l’unica risposta di un governo che si definisca tale.

Non ci aspettavamo certo che questa riapertura sarebbe stata un “liberi/e tutti/e”, ma speravamo almeno in un discorso che rendesse conto delle variegate criticità dei tempi che stiamo vivendo, mentre si è rivelato essere un tuffo profondo nel paternalismo che domina ancora questo paese e gli uomini che lo governano.

3 pensieri su “Congiunte a chi?

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