Donne nel calcio: una vittoria attesa da 40 anni (e una partita ancora tutta da giocare)

ragazze-mondialidi Luisa Rizzitelli

È stata davvero una grande emozione veder vincere le ragazze della Nazionale femminile di calcio (e, ricordate, non la “Nazionale di calcio femminile”, perché il calcio è uno solo) nella gara di esordio ai Mondiali in Francia. In ballo però non c’erano solo il risultato e il prosieguo della competizione, c’era molto, molto di più.

Quella del calcio praticato dalle donne in Italia è una storia infarcita di aneddoti inverosimili di discriminazione e mancanza di rispetto ed è una storia lunga 40 anni.

Giusto per darvi un’idea, quando giocavo a pallavolo a Trani, circa 30 fa, correvo allo stadio per vedere giocare Carolina Morace, Betty Bavagnoli, Antonella Carta, Rose Reilly, pioniere di una disciplina che nessun maschio in Italia voleva cedere alle donne. Ricordo ancora quando mi raccontavano che più di una atleta di serie A era stata cacciata di casa, per aver avuto l’ardire di appassionarsi a uno sport ritenuto “da maschi”.

Nonostante Trani fosse quasi un’isola felice, con tanti appassionati veri, la storia del calcio delle donne e per le donne è andata terribilmente a rilento. Cosa che aggiunge valore a quello che hanno fatto ieri le atlete di Milena Bertolini, vincendo con la fortissima Australia. Un dato su tutti: in Italia la Federazione Italiana Giuoco Calcio conta un milione di tesserati maschi e 22 mila calciatrici. Negli altri paesi in Europa, in particolare del nord, il numero delle tesserate è dieci volte tanto.

L’idea di affibbiare stereotipi ed etichette alle calciatrici è stata per anni un’arma vincente per il più bieco maschilismo. “Maschi” e “lesbiche” erano le definizioni più comuni per una calciatrice: lo stigma di aver scelto la disciplina da maschi per eccellenza, doveva essere portato in campo e fuori, come a scoraggiare altre atlete.

Ma da vent’anni a questa parte, anche con la nascita di Assist Associazione Nazionale Atlete, le cose hanno iniziato a prendere la via giusta. Non a caso testimonial dell’Associazione abbiamo avuto sin da subito due donne coraggiose e straordinarie del calcio italiano: Carolina Morace e Patrizia Panico, oggi rispettivamente allenatrice del Milan Femminile e prima coach donna della storia della Federazione a vedersi affidato un team azzurro, quello degli under 17.

Vent’anni non sono pochi e li abbiamo visti passare denunciando continuamente l’ingiusta sottovalutazione e spesso la mancanza di rispetto per le calciatrici italiane.

Ancora per darvi un’idea, tanti anni fa alle calciatrici azzurre veniva dato abbigliamento maschile che, a fine competizione, erano obbligate a restituire. Ricordo che una di loro, non a caso Patrizia Panico, si rifiutò di riconsegnare pantaloncini e maglietta ed ebbero la faccia tosta di decurtarle l’importo della minima diaria che si era guadagnata nel ritiro con la Nazionale.

Non bisogna andare troppo lontano nemmeno per ricordare uno degli episodi più infelici del nostro sport: l’allora presidente della Lega Dilettanti, Felice Belloli, che in una riunione ufficiale dichiara “Basta dare soldi a queste quattro lesbiche”. Succedeva nel marzo 2015 e proprio grazie ad Assist l’indignazione diventò planetaria e il consiglio di Lega sfiduciò il dirigente, poi condannato a (soli) 4 mesi di inibizione da cariche federali.

Tutta roba vecchia? Magari. La cultura di cui siamo impregnati sembra accogliere con maggiore facilità una 18enne su un escavatore che non una calciatrice in uno stadio.

Nemmeno due anni fa in una Finale di Coppa Italia, le calciatrici furono ospitate in un campo nel quale non solo l’erba non era stata adeguatamente tagliata, ma in cui le righe del campo non si vedevano più. E ancora: se guardate le foto delle ultime premiazioni per la vittoria dello Scudetto, noterete che si è passati dal tavolino bianco in plastica (tipo tavolo da chioschetto dei gelati), senza palco e senza altro che la passione delle atlete, ad una scenografia che finalmente parla di una sola parola: RISPETTO.

Oggi le ragazze di Milena Bertolini, allenatrice misurata e coraggiosa, autrice peraltro di un libro che non a caso si chiama “Giocare con le tette”, sanno che stanno finalmente assistendo a una svolta storica.

Una svolta accompagnata da un cambio di passo della Federazione Gioco Calcio che con alcuni dirigenti illuminati (e in questo mi piace citare Michele Uva) hanno prima fatto rientrare il movimento femminile sotto l’egida federale (mentre prima era governato dalla Lega Dilettanti) e poi imposto ai grandi club maschili di avere una formazione femminile. Una “forzatura” decisamente benefica e dalla forza propulsiva, come peraltro in Europa si era già scelto di fare 20 anni fa…

Ma a questo si è arrivati con lotte e ostinazione. Non è un regalo di altri uomini se oggi le calciatrici italiane iniziano a ricevere ciò che meritano. L’anno scorso con Assist abbiamo lanciato una campagna #AzzurreSuRaiUno che è stata supportata da oltre due milioni di persone. Sempre con Assist da sempre protestiamo perché alle atlete italiane, tutte, è di fatto precluso l’accesso a una legge dello Stato, la n. 91 del 1981 sul professionismo sportivo. Le “dilettanti per legge” con una petizione delle All Reds Rugby Roma hanno raccolto il sostegno di oltre 60 mila firme. Eppure siamo ancora fermi.

Idem valga per la battaglia contro sessismo, omofobia e stereotipi, che è ancora lunga. A dimostrarlo ci sono i commenti di valanghe di trogloditi sui social.

Però oggi è proprio un bel giorno: dati di ascolto stellari per la gara con l’Australia e soprattutto, finalmente, una narrazione di queste atlete che parla di talento, determinazione, dedizione. È questa la prima vera grande vittoria per la Nazionale femminile di calcio. Ed è una vittoria cui sappiamo di aver dato il nostro contributo. Non ci fermeremo fino al raggiungimento di una piena e doverosa parità di genere perché, come scrive su “Internazionale” Lila De Soysa, dirigente sportiva di livello mondiale “Tutto questo ha un’importanza che va oltre lo sport. Le disuguaglianze sistematiche nello sport hanno un grave impatto sulle vite delle persone e riflettono altre disuguaglianze sociali, economiche e politiche.” Ed è per questo che noi non smetteremo di combattere.

* Presidente di Assist Associazione Nazionale Atlete

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4 pensieri su “Donne nel calcio: una vittoria attesa da 40 anni (e una partita ancora tutta da giocare)

  1. Pingback: Una FIFA davvero maschile | AltroSenso

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  3. Frustrata.
    Vediamo di illuminarti con una verità scomoda che non viene dai media:

    Il calcio non è uno solo ed è maschio.
    NOI uomini lo abbiamo creato, cresciuto, mandato avanti, quando voi femmine davate il latte ai bebè senza fare nulla nel mondo apparte questo.
    Il calcio femminile, va detto, è una barzelletta, inferiore per natura a quello maschile (verità scientifica e storica).
    La verità è una sola: il vostro calcio, quello femminile, è una barzelletta. Fa venire il disgusto per il mondo dello sport. E’ patetico, ridicolo, insignificante. Non potrà mai pareggiare l’unica nazionale italiana: i nostri ragazzi, 4 volte campione del mondo (e non voi, nate ieri, senza storia e senza un trofeo).

    Il calcio maschile ha forza, potenza, energia, aggressività, carica: tutto.
    Il calcio maschile ha 150 anni di storia, 21 edizioni di Coppa del Mondo, 60 anni di Champion’s League.
    Il calcio maschile ha Ronaldo, Maradona, Messi, Pelè.
    Il calcio maschile è STORIA: politica, sociale, economica, popolare.
    Il calcio maschile è STORIA dell’umanità, patrimonio mondiale del nostro genere.

    Il calcio femminile non esiste. Non ha storia, non ha valore, non ha qualità. Siete deboli, inferiori nella corsa, nel tiro, nella tecnica: il vostro gioco è come quello dei bambini.
    Giocare con voi femmine è come giocare con dei ragazzini di 1° media. Siete una brutta copia mal forme senza identità né storia.
    Il calcio femminile è uno scherzo elaborato, nato ieri, senza storia, senza cultura, senza passato né presente. Il vostro è un calcio dove le femmine, assorbendo le caratteristiche maschili di violenza e aggressività, si riducono a delle brutte copie di noi uomini. Ma brutte brutte: non fanno paura a nessuno e, sopratutto, con il loro calcio inferiore, rendono ridicolo uno sport meraviglioso.

    Diciamolo: i media di oggi leccano il culo alle femmine, facendole apparire come vittime nella propaganda mondiale inventata dei femminicidi (che nella realtà vengono pompati dell’85%), per poi venderle al mondo come “povere vittime di noi uomini tanto cattivi”.
    Nella realtà, cara femminista frustrata, voi femmine d’oggi siete al delirio: con la distruzione della maternità e con la crisi mondiale dell’identità femminile (non siete né donne né uomini: state diventando un ibrido senza forma né storia), siete al collasso.
    Voi femmine, della vostra razza non sapete più corsa farvene: non siete più madri, né sorelle, né amiche, né donne, né femmine: solo creature vuote in cerca di non si sa bene cosa.

    Il calcio femminile è spazzatura. Ridicolo, inferiore, debole, lento, scarso: una brutta copia di quello maschile.

    Vorrei, infine, dire due parole su quello che ho letto: se in Italia ci sono 1 MILIONE di calciatori e 22.000 femmine che tirano un pallone, non è maschilismo: è la natura.
    NON è “la società è cattiva perchè non permette alle femmine di diventare calciatrici”.
    No, sessista ignorante: sono le donne stesse a NON volerlo.

    Siete voi, razza inutile della terra, che non lo volete, non “noi che siamo cattivi e non lo permettiamo”.

    Nel 2019, se nel mondo femminile non girano soldi, se nessuno vi guarda ne vi si fila non è per sessismo: il popolo SCEGLIE il CALCIO MASCHILE perchè è naturale guardare uomini giocare a calcio piuttosto che 4 femmine deboli che si credono uomini e che sono una brutta fotocopia dell’uomo moderno. Il popolo sceglie il calcio maschile perchè il calcio nasce dal maschio e non dalla femmina.

    La coppa del mondo 2018 ha ottenuto 3 MILIARDI di spettatori.
    Il patetico “mondiale per femmine” soltanto 400 milioni. Sono numeri che ci fanno capire quanto al mondo, del vostro ‘equivalente calcistico’, non importi nulla.
    NON E’ SESSISMO: è la natura. Le persone sono LIBERE di scegliere e di preferire quello che appare come il prodotto migliore (il nostro).

    Se nel calcio femminile NON esistono squadre, impianti e copertura mediatica non è maschilismo: semplicemente, al mondo NON interessa. Non ci piace, non dobbiamo guardarlo ‘per forza’ né dobbiamo per forza favorirlo per una presunta puttanata di ‘parità’. Qui non c’entra niente la parità: qui è questione di chi è venuto prima, di chi ha fatto la storia e di chi ha fatto il mondo.
    Io scelgo e HO IL POTERE DI SCEGLIERE: io scelgo il calcio maschile e NON DEVO PER FORZA supportare il ridicolo ‘calcio per femmine’ che a noi 7 miliardi di abitanti della terra non interessa. E’ libero arbitrio. E’ LIBERTA’ di scegliere quello che uno vuole. Non devo guardarvi o supportarvi: sono libero di guardare l’unico vero calcio e di snobbare il vostro, tanto ridicolo quanto fasullo.

    Voi il calcio, lo stipendio, le ricchezze e tutti i bonus del calcio maschile NON POTETE PERMETTERVELO: non avete storia, passato, coppe, edizioni, talenti. Non avete fatto niente apparte un inutile mondiale durato due settimane e visto da 4 cani.
    Non avete un Ronaldo, né un Messi, né un Maradona. E anche se ci fosse un Maradona al femminile, sarebbe sempre una femmina, ed in quanto tale inferiore al maschio, non capace di fare le stesse cose, o capace di farle su una scala ridotta. E’ la natura: non maschilismo o “la società è cattiva: poverine le donne”.

    Quando avrete 150 anni di storia come noi allora ne riparleremo. E quando avrete 150 anni di storia ed un business da non so quanti miliardi di dollari, allora vedremo di dare anche a voi femmine stipendi alla Ronaldo. Non oggi, non domani: tra 150 o 300 anni.

    A noi piace il calcio vero, unico, sovrano, re: il calcio maschile. Perchè il calcio è uno ed è maschio.
    Quello femminile è troppo ‘fotocopia patetico’: non ha energia, forza, carica.
    Non mi ci rivedo nelle femmine: NON rappresentano il mio paese.
    L’Italiano è uomo ed è giusto che sia rappresentata da atleti uomini e non viceversa.
    Quando anche voi avrete fatto la guerra, liberato l’Europa dai nazisti, costruito case, ponti, scuole, conquistato continenti, costruito mondi, fondato imperi, allora ne riparleremo.
    Fino a che non avete storia né contributi non potete permettervi nessun ‘parità’ presunta e irreale.

    Un ultima cosa: il ‘calcio femminile’ scomparirà dal mondo e non ne parlerà più nessuno.
    Ma, sopratutto, fino alla prossima edizione dei “mondiali” (se mondiali si possono definire: avete squadre nazionali di una qualità inferiore ai club di 7° divisione maschile) non passerete neanche più in tv.
    Com’è giusto che sia.

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