Il prezzo delle mestruazioni

Assorbenti e coppettedi Costanza Bianchi

Martedì alla Camera non è passato un emendamento alla proposta di legge sulle semplificazioni fiscali che prevedeva l’abbassamento dell’IVA – attualmente al 22% – sugli assorbenti. La motivazione addotta consiste nel fatto che questa operazione rappresenti un onere troppo elevato (circa 350 milioni per portare l’IVA al 5%).

Dovrebbe già suscitare qualche malumore la notizia che sia considerato un costo inammissibile per lo Stato rendere più abbordabili i dispositivi igienici che ogni donna in età fertile usa ogni mese, cioè prodotti di largo consumo e indispensabili.

Ma c’è dell’altro. Un deputato che ha votato contro l’emendamento si è sentito in dovere di spiegare a tutte le donne che la scelta di non approvare l’emendamento dipende da ragioni ecologiche e precisamente dall’intenzione di convincere le donne all’uso della coppetta. Il dibattito pubblico si è così spostato dal problema di rendere accessibili gli assorbenti a coppetta sì-coppetta no, per intervento di un uomo che ha ritenuto di dover dire alle donne come gestire il ciclo mensile.

Ora vorrei riflettere su alcuni elementi di questa vicenda.

  • Se i motivi che hanno portato 253 persone a votare contro tale emendamento sono effettivamente “ecologici”, avrebbero potuto abbassare l’IVA sugli assorbenti biodegradibili che costano un’iradiddio o sulla coppetta (che intanto resta tassata al al 22% e costa intorno ai 20 euro, quindi magari le donne indecise sul provarla ci pensano due volte).
  • Sentire un uomo parlare di coppetta mestruale senza minima cognizione di causa mi fa star male perché non tutte le donne la possono usare, non tutte le donne la vogliono usare e, quindi, non tutte le donne la devono usare perché lo dice un uomo.
  • Scagliarsi contro la coppetta non porta niente di buono ugualmente. Sono convinta che la coppetta offra vantaggi, per le donne che potendola usare la scelgono e sul piano ambientale. Ma credo fermamente che ognuna sia libera di individuare l’opzione migliore per sé stessa e abbia il diritto di pagarla con una tassazione agevolata.

Infine, a mio parere, il problema è che il tema dell’ecologia – o della sostenibilità, come ormai è di moda dire – in questo caso sembra nascondere un atteggiamento già noto, e cioè la convinzione che ‘le donne devono continuare a pagare il prezzo delle loro mestruazioni’.

Di coppetta avevamo già parlato qui: Breve storia vera: alla ricerca della coppetta sconosciuta.

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