Raccontare il patriarcato senza vittimismo: Sofia, di Meryem Benm’Barek

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Maha Alemi (Sofia), Sarah Perles, Lubna Azabal, Nadia Niazi, Faouzi Bensaïdi

di Chiara Anselmi

In un appartamento medio-borghese di Casablanca è in corso un pranzo di famiglia, la conversazione in cui si alternano francese e arabo e le allusioni ricorrenti al denaro evocano rigidi rapporti gerarchici dissimulati da un tono artificiosamente confidenziale. Sofia, poco più che adolescente, si rifugia in cucina in preda al panico per le contrazioni di un parto imminente. La sua gravidanza è rimasta celata a tutti sotto gli abiti informi, il figlio che sta per partorire è illegittimo, Sofia non è sposata.

È così che la giovane regista marocchina Meryem Benm’Barek ci scaraventa nella prima scena del film Sofia, meritatamente premiato per la miglior sceneggiatura a Cannes, nella sezione Un Certain Regard; un thriller sociologico in cui le minacce incombenti sono l’infame articolo 490 del Codice Penale marocchino che punisce il sesso prematrimoniale con la detenzione e le convenzioni sociali che fanno di una madre nubile una reietta. Una partoriente che arrivi in ospedale senza un certificato di matrimonio va incontro alla denuncia da parte dei sanitari, una donna sola con un figlio -anche quando la maternità sia risultato di uno stupro- viene respinta ai margini della società.

A prodigarsi per cercare di aiutare la ragazza accorre la cugina Leda: studentessa di medicina, giovane donna dall’educazione cosmopolita, volto laico ed emancipato di un paese moderno esclusivamente per la sua classe più agiata. Le due riescono a sgattaiolare fuori di casa con una scusa, in ospedale Sofia riesce a entrare in sala parto solo grazie alle conoscenze di Leda. Hanno ventiquattro ore per portare i documenti del padre del bambino, ma dopo il parto Sofia appare passiva, indifferente.

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Proprio il carattere indolente, contraddittorio e malmostoso della protagonista -lontanissimo dallo stereotipo della vittima dotata di adamantino coraggio e sovrumana resilienza- è uno dei punti di forza di questo film. Sofia non è brillante né coraggiosa o ribelle, l’ingiustizia che subisce ci indigna senza dover ricorrere al ricatto emotivo della tenerezza materna che un copione banale le avrebbe cucito addosso.

Di fronte all’ipotesi dello scandalo sono le donne di famiglia a mobilitarsi per salvare il buon nome di tutto il clan. La madre e la zia, pur di non mettere a repentaglio un grosso affare che farebbe salire nella scala sociale i genitori della ragazza, si rassegnano a organizzare un frettoloso matrimonio riparatore col giovane che Sofia indica come il padre del bambino, costrette controvoglia a imparentarsi con una famiglia di condizione molto più umile.

L’affannosa ricerca di una via d’uscita ci porta nel ryad di una casa di un quartiere popolare, nello squallore di un commissariato come nella villa hollywoodiana della famiglia di Leda, attraverso le contraddizioni di una società le cui dinamiche ci risultano molto meno esotiche di quanto non si potrebbe immaginare.

Dove avrebbe potuto iniziare un dramma intimistico vediamo dipanarsi una ragnatela di ipocrisie e prevaricazioni. L’intreccio inestricabile tra conflitto di genere e conflitto di classe, le connivenze con un sistema che neutralizza ogni ribellione elargendo qualche privilegio economico si svelano gradualmente con il procedere della trama. Benm’Barek non lascia mai cadere la suspence nel raccontare il dramma personale della sua protagonista, non realizza un apologo edificante. L’ambivalenza dei personaggi testimonia la convinzione dell’autrice che pretendere di addomesticare il patriarcato senza intervenire sui rapporti di dominazione di classe sia un’impresa velleitaria ed elitaria.

Come in ogni thriller che si rispetti le cose non sono come sembrano, e un colpo di scena finale sollecita un interrogativo: quanta innocenza è realistico aspettarsi da chi viene lasciata sola, imprigionata in una struttura sociale costruita sull’oppressione e sulle disuguaglianze?

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Sofia, di Meryem Benm’Barek

Produzione Francia, Belgio, Qatar 2018

In sala dal 14 Marzo 2019

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