Un “Fontana” di guai per le donne

UPPLRiiJ_400x400di Bianca Pomeranzi

È passata sotto silenzio la notizia che l’attuale Ministro per la Famiglia e la Disabilità, onorevole Lorenzo Fontana, sarà, per alcuni giorni, a capo della delegazione italiana alla 63° Commissione sullo Status delle Donne dell’ONU che si terrà a New York nelle prossime due settimane di Marzo. Lo stesso ministro che spesso ha affermato di considerare l’aborto la prima causa di femminicidio nel mondo e le politiche sulla famiglia della Russia di Putin un solido modello sociale da proporre a livello internazionale.

La scelta, effettuata proprio nei giorni in cui l’attenzione pubblica era rivolta al clamoroso caso del patrocinio della Presidenza del Consiglio Italiana al Congresso Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Verona a fine marzo, costringendo i 5S a prendere le distanza e fare rettifiche, è altamente problematica.

Nella Commissione, infatti, si negoziano le misure per realizzare l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne e da tempo alleanze trasversali sempre più coordinate, come la coalizione chiamata “Gruppo degli amici della famiglia”, di cui la Federazione Russa è attiva promotrice, lavorano a escludere dagli accordi sottoscritti i riferimenti alle libertà di scelta delle donne.

Finora i paesi europei erano stati alla larga da quelle posizioni, ma una presenza così “ingombrante”, come quella del Ministro Fontana, può certamente determinare un backlash reazionario alle posizioni da assumere all’interno della delegazione dell’ Unione europea. Tanto più che, nell’attuale situazione geopolitica, movimenti e reti transnazionali di femministe fanno fatica a far sentire la loro voce a livello multilaterale.

C’è, dunque, bisogno di far luce su questa vicenda perché non venga trattata con la consueta apatia che circonda la politica internazionale in Italia. Il fatto è politicamente grave per molti motivi.

In primo luogo, solleva l’inquietante previsione sul fatto che saranno proprio le donne, non solo italiane, quelle su cui graverà il peso dei presunti finanziamenti russi alla Lega di Salvini.

Dimostra, poi, l’incapacità della politica italiana, fuori e dentro le istituzioni, di prendere sul serio il clima di intolleranza e, in particolare, di guerra contro le donne che da qualche anno sta agitando il contesto internazionale e produce “mostri” alla Trump e Bolsonaro.

Infine, ammanta di una pessima luce l’apparente “insipienza” della compagine governativa dei 5S che, pur avendo nominato l’onorevole Vincenzo Spadafora a Sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità, Dipartimento da sempre interlocutore della Commissione sullo stato delle Donne delle Nazioni unite, non hanno saputo impedire questa torsione istituzionale e non ne hanno capito la pericolosità.

Verrebbe da dire “Tout se tient”.

L’episodio va di pari passo con l’indifferenza, che trasuda ostilità, della sindaca Raggi nella vicenda della Casa Internazionale delle Donne e nello sfratto di Lucha y Siesta, o la tolleranza governativa sul DDL Pillon.

Questo dovrebbe bastare per farci capire che una maggiore attenzione alle posizioni politiche che il paese in cui viviamo assume nel contesto globale è parte necessaria del femminismo del nostro tempo.

 

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2 pensieri su “Un “Fontana” di guai per le donne

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