In carta e ossa, le donne a fumetti

di Chiara Anselmi

‘Un settore tradizionalmente maschile’ è una frase che si ripete con tale frequenza, e in riferimento ad ambiti così disparati, che viene da domandarsi quale non lo sia; quello dei graphic novel -uno dei pochi dell’editoria in crescita negli ultimi anni- non fa eccezione. I cataloghi delle collane di fumetti non pullulano davvero di firme femminili. Trovarne quattro tra le novità, e tutte italiane, è un evento.

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Ci portano nell’Ottocento vittoriano Le sorelle Brontë di Manuela Santoni (ed. BeccoGiallo). La biografia delle romanziere inglesi prende vita nel tratto in bianco e nero per raccontarci come tre donne sull’orlo del lastrico, schiacciate tra un padre anziano e malato e un fratello alcolista e depresso, riuscirono ad aggirare i pregiudizi e pubblicare Cime tempestose, Jane Eyre e Agnes Grey. Firmando con pseudonimi maschili vissero (non molto a lungo disgraziatamente) dei proventi dei loro romanzi: opere di un’audacia che all’epoca fece scalpore.

Dopo aver disegnato una biografia di Jane Austen, Santoni torna a illustrare il genio letterario femminile con Charlotte, Emily e Anne e la loro caparbia determinazione a pubblicare –tutte assieme o nessuna- le loro opere.

Quando un uomo scrive qualcosa, viene giudicato per quello che scrive. Quando una donna lo fa, viene giudicata per quello che è.

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Potrebbero essere scaturite dall’immaginazione di Emily Brontë le atmosfere e i paesaggi di Ada di Barbara Baldi (ed. Oblomov). Dedicato emblematicamente ‘A chi resiste’, il sontuoso racconto ad acquerello si svolge in Austria durante la prima guerra mondiale: la giovanissima Ada vive in una spelonca nel bosco in balìa di un padre-orco e coltiva in segreto l’amore per la pittura. I dialoghi sono rarefatti, la potenza suggestiva delle immagini compone tavole stupefacenti. I colori, le ombre, il paesaggio raccontano la violenza subita, il conforto dell’espressione artistica, il dolore, la rabbia, la speranza e la rivolta. Un libro da contemplare più che da leggere.

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Bisogna procedere di qualche decennio nel Novecento per raggiungere Vanna Vinci e il suo Io sono Maria Callas (ed. Feltrinelli Comics). La biografia della diva del melodramma assume la struttura della tragedia greca, con tanto di stasimi in cui il coro interviene a commentare gli eventi. La regina della lirica dotata di talento e determinazione quasi sovrumani che fece di se stessa un’icona senza mai sentirsi all’altezza dell’immagine che aveva creato, la donna che cercò disperatamente nell’amore di un uomo gretto come Onassis il conforto al senso di inadeguatezza che la perseguitava si manifesta sulla pagina con un’inquietudine esplosiva, non sempre contenuta dagli argini delle vignette.

Una leggenda, cos’è una leggenda? In fondo, io credo di essere stata un vero essere umano

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La narrazione del presente ci sospende tra due culture con La rivoluzione dei gelsomini di Takoua Ben Mohamed (ed. BeccoGiallo). L’autrice, tunisina di nascita ma cresciuta in Italia, sceglie una formula metà graphic journalism e metà diario personale: la storia della sua famiglia è allo stesso tempo la Storia del suo paese d’origine oppresso dalla dittatura. Passa la prima infanzia in un villaggio alle porte del deserto senza conoscere il padre esule in Europa la piccola protagonista, riesce a raggiungerlo a Roma col resto della famiglia solo a otto anni. Tornerà nel paese dove è nata quando ormai è adulta, dopo la rivoluzione che rovescia il regime di Ben Ali.

Casa mia non so dov’è. Casa mia è stata cancellata dalla memoria e io ho smarrito la strada per ritrovarla. Casa mia non so dov’è.

Fino a qualche anno fa le donne abitavano il fumetto quasi esclusivamente nelle opere di autori maschi: la leggendaria Valentina di Guido Crepax o le fanciulle sensuali di Milo Manara si imponevano sulla pagina con il loro meraviglioso ma strabordante erotismo, lasciando ben poco spazio ad altro.

Parafrasando la celebre battuta del film di Zemeckis Chi ha ucciso Roger Rabbit si potrebbe dire: ‘Non era colpa nostra, è che ci disegnavano così!’

C’è invece un’urgenza evidente nelle fumettiste di raccontare la lotta delle donne per essere riconosciute nella sfera pubblica, artistica o sociale.

Con enormi differenze stilistiche, grafiche e narrative questi quattro libri appena usciti ce lo testimoniano.

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