C’è odore di “fascismo eterno”

gioventù fascistadi Giorgia Serughetti

È probabile che “fascismo” si candidi a diventare la parola dell’anno. E non senza ragione. Con un governo che mima il Ventennio – promette terre a chi mette al mondo il terzo figlio, chiude le porte agli stranieri, augura la chiusura alla stampa di opposizione, distingue i cittadini per nascita da quelli naturalizzati, proclama di aver sconfitto la povertà ma fa la guerra ai poveri, elargisce briciole di reddito ma condona gli evasori, chiama i cittadini alla legittima difesa e taglia il fondo per i perseguitati politici e razziali – è normale che si senta odore di fascismo. Senza considerare l’arroganza crescente delle formazioni di estrema destra che militano nei territori.

C’è chi chiede, come sempre, di moderare i termini. Paolo Mieli, per esempio, parte dalla “guasconata” dell’europarlamentare leghista Ciocca a Strasburgo, che ha calpestato con una scarpa le carte di Moscovici, per rifiutare l’uso esteso dell’appellativo “fascista”: “La verità è che il fascismo negli ultimi settant’anni non è più stato all’orizzonte del paesi occidentali”.

Ma di cosa stiamo parlando? Del Fascismo come movimento e regime che ha afflitto l’Italia tra gli anni Venti e Quaranta? O di quello che Umberto Eco chiamava l’”Ur-Fascismo”, il “fascismo eterno”?

In un famoso articolo pubblicato nel 1995 su The New York Review of Books, e ora riproposto in volume (Umberto Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo 2018), il grande semiologo italiano elenca una serie di caratteristiche che fanno del fascismo qualcosa di più di un fenomeno storicamente determinato, e che spiegano la “fortuna” della parola, bel al di là di ogni uso specifico, ciò che non è accaduto invece alle parole “nazismo” o “franchismo”.

Ecco quali sono, secondo Eco, le caratteristiche dell’“Ur-Fascismo”. “Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista.”

  1. Il culto della tradizione
  2. Il rifiuto del modernismo
  3. Il culto dell’azione per l’azione
  4. Il rifiuto della critica
  5. La paura della differenza e il razzismo
  6. L’appello alle classi medie frustrate
  7. Il nazionalismo e l’ossessione del complotto internazionale
  8. La rappresentazione dei nemici come al tempo stesso troppo forti e troppo deboli
  9. A vita per la lotta e l’anti-pacifismo
  10. L’elitismo di massa
  11. L’eroismo e il culto della morte
  12. Il machismo (“Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali)
  13. Il populismo qualitativo (“il ‘popolo’ è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la ‘volontà comune’” – “Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la ‘voce del popolo’, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo”)
  14. La “neolingua” – lessico povero e sintassi elementare

Come non sentire l’Ur-Fascismo nell’aria?

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3 pensieri su “C’è odore di “fascismo eterno”

  1. Salve, vorrei chiedere il permesso di tradurre il suo testo per il portoghese, date le ultime occorrenze in Brasile rispetto al nuovo presidente eletto. La ringrazio.

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