Verso Venezia, a un anno dal #MeToo il cinema italiano è già pronto a dimenticare le donne

board-cinema-cinematography-274937di Chiara Anselmi

All’inizio di agosto il Festival del cinema di Sarajevo, dopo quelli di Cannes, Annecy e Locarno, si è aggiunto alla lista dei firmatari dell’impegno 5050×2020 , iniziativa francese per promuovere la parità di genere nel cinema.

Quasi contemporaneamente l’associazione European Women’s Audiovisual Network indirizzava una lettera aperta alla presidenza della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia  lamentando la presenza di un solo titolo firmato da una regista nel prossimo concorso, circostanza che si era già verificata l’anno scorso.

“Abbiamo già visto questo film ma quest’anno ci viene riproposto: ‘Se mi impongono quote rosa o requisiti di parità di genere mi dimetto’ ha dichiarato Alberto Barbera (direttore artistico del festival, ndr) ancor più sulla difensiva che nel 2017. Il signor Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, ci ha comunicato le cifre: solo il 21% dei film proposti erano diretti da donne. L’UNICO selezionato costituisce il 4% e questo è tutto quel che abbiamo ottenuto come risposta. Non sapremo mai quanti dei film visionati dai selezionatori regionali fossero realizzati da donne” si legge nella lettera.

Un testo articolato e approfondito che cita anche il produttore ed ex selezionatore Dan Schoenbrun che in un recente articolo aveva dichiarato:

“Tutti i film scelti sono il riflesso delle opinioni soggettive e dei gusti di chi valuta (più i gusti del pubblico a cui il festival è destinato e, nella maggioranza dei casi, interessi commerciali). Ogni festival gode del lusso e della libertà di non preoccuparsi della diversità. Ma questi festival mostrano le loro priorità e i loro valori. E da quando esistono hanno avuto come priorità quella di valorizzare film fatti da uomini.”

Un dibattito urgente, del quale però non troverete molte tracce nella stampa italiana.

Insomma dopo la commozione per il #TimesUp di Oprah Winfrey durante la cerimonia per l’assegnazione dei Golden Globes e gli applausi per  Frances McDormand che proponeva clausole contrattuali che obbligassero le produzioni a non fare discriminazioni di genere e di razza sul set (inclusion rider) nel suo discorso di accettazione dell’Oscar, la pratica ‘discriminazioni di genere nell’industria cinematografica’ sembra archiviata.

Salvo solleticare gli istinti peggiori del pubblico con il pruriginoso caso del presunto stupro subito dal giovane Jimmy Bennett da parte di Asia Argento. Articoli ed editoriali che hanno scatenato i commenti più sordidi: dalle battutacce sul fatto che un ragazzo di 17 anni normale non poteva che rallegrarsi di essere oggetto di molestie, alla delegittimazione del movimento #MeToo giacché anche le donne stuprano, alla gogna di Argento con annesse insulse dichiarazioni di un comico inglese che rivela di aver ricevuto indesiderate foto scabrose dall’attrice.

L’arma di distrazione di massa è dunque il quesito ‘con chi ti schieri? Argento ipocrita opportunista o vittima di Weinstein e di uno squallido ricatto?’

Come se il compito di un movimento come #MeToo fosse quello di sostituirsi agli inquirenti o ai tribunali o di decretare chi è degna di rivendicare lo status di vittima e chi no.

Fortunatamente risulta ben chiaro a molte e molti che il tema dell’affaire Weinstein non è l’abiezione del singolo ma il sistema che protegge e incoraggia l’abuso. L’eccessiva personalizzazione non aiuta la comprensione di un fenomeno che è sistemico e travalica l’ambiente cinematografico.

“Crediamo che la distribuzione del potere vada messa in discussione” è lo slogan della campagna 5050×2020; di questo vorremmo si parlasse, non di chi vada annoverato nella squadra dei probi o in quella dei reprobi.

 

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2 pensieri su “Verso Venezia, a un anno dal #MeToo il cinema italiano è già pronto a dimenticare le donne

  1. ai festuval si devono vedere bei film chiunque sia a dirigerli. Penso che asia Argento non abbia violetato nessunoma comunque on ha tolto credibilità al metoo

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    • non esiste che un 17enne etero sia violentato da una donna esile e non esiste un 17enne eterosessuale che non voglia andare con una bella quarantenne. Non facciamo i finti tonti

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