Se Trump dichiara guerra all’aborto

jane Roedi Francesca Caferri

Roe contro Wade. Tenetela a mente questa espressione all’apparenza così misteriosa perché nelle prossime settimane dominerà i titoli dei giornali di tutto il mondo e polarizzerà il dibattito negli Stati Uniti. Roe contro Wade è la storica sentenza del 22 gennaio 1973 con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò l’aborto: un punto di svolta per le donne americane, ma non solo per loro.

Nell’era di Donald Trump Roe contro Wade è ora in pericolo: nei prossimi giorni il presidente americano si prepara a indicare chi sarà il prescelto per sedere nella Corte Suprema americana come nuovo giudice al posto di Anthony Kennedy, presto in pensione. Trump ha fatto sapere che il suo candidato sarà, senza dubbio alcuno, un ultraconservatore contrario all’aborto: una dichiarazione che ha allarmato gli ambienti progressisti al pari delle mosse più reazionarie di Trump, dal muslim ban alla separazione dei bambini dai genitori ai confini degli States.

La Corte suprema infatti è l’organismo più alto del sistema giudiziario americano: al suo cospetto arrivano tutti i casi più controversi della vita politica e sociale del Paese. Fu la Corte suprema, per fare un esempio, a sciogliere la disputa sulla presidenza fra George W. Bush e Al Gore nel 2000, cambiando definitivamente il corso della Storia, non solo americana. I nove giudici siedono sui loro scranni a vita: uno dei poteri maggiori del presidente americano è quello di sceglierli, determinando per decenni a venire gli orientamenti della Corte. Trump, nei suoi pochi mesi di presidenza, è già alla seconda nomina. Non è esagerato dunque affermare che la sua influenza sull’America sarà determinante ben oltre gli anni in cui resterà alla Casa Bianca.

Sotto l’influenza degli evangelici e degli ultraconservatori che tanto lo hanno aiutato ad arrivare a Washington, il presidente ha deciso di usare questa possibilità per dichiarare guerra all’aborto: una guerra lunga, sottile, non necessariamente destinata a consumarsi in tempi rapidi e anzi probabilmente destinata ad alimentare il dibattito per anni. Ma una guerra a spada tratta: spaventosa per un Paese dove, soprattutto negli Stati del Sud, negli ultimi quindici anni abortire è già diventato sempre più difficile, medici sono stati minacciati, cliniche bruciate, attivisti picchiati.

A preoccuparsi non sono solo i giornali liberal delle coste, ma anche i repubblicani più moderati, che hanno già detto che non daranno al candidato di Trump luce verde se le sue posizioni sull’aborto saranno estreme. Come andrà a finire? Troppo presto per dirlo, ma abbastanza presto per preoccuparsi per la tenuta di un diritto fondamentale come quello di aborto.

Roe contro Wade: tenetela bene a mente questa espressione perché riguarda anche noi.

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