I “pro vita”, Rosie the Riveter e le fortune del femminismo

IMG_7847di Giorgia Serughetti

“Per la salute delle donne”: così si annuncia l’iniziativa di ProVita onlus in programma oggi a Palazzo Madama, alla presenza di senatori della Lega e di Fratelli d’Italia, sul tema “le gravi conseguenze dell’aborto sul piano psichico e sanitario”. La stessa sigla che la scorsa settimana firmava a Roma il maxi-manifesto (poi rimosso) che ritraeva un feto con le scritte “tu eri così a 11 settimane” e “ora sei qui perché la tua mamma non ti ha abortito”, uno degli attacchi pubblici più violenti degli ultimi anni alle donne che interrompono la gravidanza (seguito anche da un raid di Forza Nuova alla Casa internazionale delle donne di Roma), ora si presenta come paladina del benessere femminile.

Certo, ricordano, ci sono le vite di tanti “bambini” “soppresse nel grembo materno” (da madri assassine, s’intende), tuttavia “l’aborto danneggia più persone: non solo il bambino ma anche la madre, il padre, i fratelli, i nonni. I danni fisici e psicologici che l’aborto provoca alla madre sono purtroppo gravi e reali, ma nessuno la mette in guardia sul pericolo che corre”. Dunque, innanzitutto apprendiamo che questo feto è già un bambino che ha addirittura già dei nonni. Poi capiamo che la donna che interrompe la gravidanza è sì un’infanticida, ma solo perché non è adeguatamente informata rispetto alle conseguenze a cui andrà incontro. Del resto, se la maternità è un desiderio naturale per le donne, solo un pervertimento della ragione e della volontà quale quello indotto nella nostra società dalla “dittatura della morte” può farle compiere un gesto così deleterio per se stessa.

Ecco allora una campagna per chiedere al Ministero della Salute e al Parlamento di “diffondere le informazioni relative ai danni che l’aborto può causare alla salute delle donne”, far sì che le donne “vengano messe a conoscenza delle conseguenze dell’aborto sul bambino e sulla madre” e “comunicare con le donne che vivono gravidanze difficili e che sono tentate dall’aborto, affinché aprano gli occhi su questa terribile realtà, nella speranza che possano più facilmente fare una scelta per la vita e non una scelta di morte”.

Direte: tutto già sentito, no? Sì. Di nuovo, però, c’è il tentativo di accreditare l’operato pro life non solo attraverso la retorica della protezione del “bambino” ma anche della protezione della “madre”.

Sul sito notizieprovita.it, per esempio, l’organizzazione si appropria dell’iconologia e del linguaggio del movimento delle donne, scegliendo l’immagine di Rosie the Riveter per illustrare l’articolo “Donne per le donne, contro l’aborto: vere femministe”. Qui la posizione contraria all’aborto di tre femministe americane della “prima ondata” (seconda metà dell’Ottocento), Elisabeth Candy Stanton, Elizabeth Blackwell e Susan B. Anthony, viene presentata come il “vero femminismo” da contrapporre alle rivendicazioni della seconda metà del Novecento che – ci spiegano le autrici (Le donne della redazione) – hanno agito sotto l’influenza dei fautori uomini della rivoluzione sessuale.

Al di là della ridicola ricostruzione storica e della grave semplificazione del pensiero femminista sul tema, l’articolo, unito all’iniziativa di cui sopra, indica la necessità anche per i movimenti anti-abortisti di confrontarsi con il pensiero delle donne e il discorso pubblico a difesa dei loro diritti. L’attivismo pro life di organizzazioni che si definiscono femministe è del resto già da anni una realtà negli Stati Uniti. Nel caso specifico la strategia impiegata muove però addirittura dal riconoscimento dell’ineludibilità della scelta che la legge attribuisce alla donna incinta, tanto da fare dei suoi desideri, delle sue paure, delle sue conoscenze e convinzioni il nuovo campo di battaglia.

Al tempo stesso, la campagna pro life indica la facilità con cui il “bene delle donne” può essere impiegato retoricamente per veicolare obiettivi di ogni altra natura e segno.

Non accade solo nel campo l’aborto, succede spesso anche nelle battaglie contro la prostituzione, contro la Gpa, o contro il velo. Se si rinuncia a riconoscere nell’esperienza e nella viva voce delle donne interessate il punto di partenza di ogni riflessione, se si accetta che questa esperienza e voce sia sovrastata dal sapere e volere di esperti, politici o guide religiose (qualunque sia il loro sesso), si spalanca la strada al sessismo (magari “benevolo”) e al paternalismo.

L’aria che respiriamo, in Italia e in Europa (per non parlare delle Americhe) è di crescente ostilità alle scelte delle donne in materia di interruzione di gravidanza. Ci toccherà infine tornare a scrivere un manifesto, come fecero Simone de Beauvoir e tante francesi nel 1971, e dire “Dichiaro di aver abortito”, per riconquistare il diritto a parlare per noi stesse, di noi stesse e del nostro “bene”?

Annunci

5 pensieri su “I “pro vita”, Rosie the Riveter e le fortune del femminismo

  1. Condivido ogni sillaba, come sempre quando leggo Giorgia Serughetti. Non si andrà da nessuna parte finché le donne di qualsiasi età non capiranno che TUTTE siamo considerate spendibili, dotate di un corpo sistematicamente oggettivizzato e manipolato. Mi viene in mente Carla Lonzi, la quale saggiamente chiedeva ‘Per il piacere di chi sto abortendo?’

    Liked by 1 persona

    • il pensiero della Lonzi sul sesso penetrativo è comunque da rivedere,una donna che prova piacere nell’avere un coito penetrativo (la clitoride può essere stimolata anche nella penetrazione) non è una vittima del patriarcato, è donna linera come chiunque altro. E anche il concetto di “auto-oggettificazione sessuale” o “oggettificazione sessuale” non mi pare rispettoso delle scelte delle donne, quantomeno di alcune di loro. Una donna sexy così come un uomo sexy non è oggettivizzata, è persona libera come chiunque altro. E’ altrettanto libera una donna musulmana che vuole mettere il velo purchè non insulti le donne che invece mostrano il loro corpo anche con sensualità e purchè lasci la figlia adulta libera di mostrare il corpo o quantomeno i capelli se questa lo vorrà. Certo che una donna può decidere liberamente di velarsi ma nelle comunità islamiche chi non vuole coprirsi da capo a piedi rischia la pelle, non qualche insulto (comunque esecrabile).
      Sulla questione dell’aborto, io sono pro-choìce, gli anti-abortisti mentono sistematicamente e sono reazionari perucolosi

      Mi piace

  2. Quello a cui mi riferivo era la tensione tipicamente patriarcale a utilizzare le donne in ruoli prefissati (moglie, figlia e madre, sempre e comunque) come schermo di un maschile ossessionato dalla capacità procreativa della donna. Questa sacralizzazione ha molto di ideologico, perché – dico una banalità ma tant’è… – impedisce a ciascuna donna di trovare il senso della propria vita in sé stessa. L’opposizione di Lonzi non getta automaticamente una condanna sul sesso penetrativo in quanto, di per sé, pratica che ‘oggettivizza’. Lonzi lucidamente parla piuttosto della capacità del patriarcato di spingere la sessualità femminile sul margine (moralizzante e terrificante) tra la vita e la morte. Il discorso sulle donne musulmane meriterebbe un ampliamento qui impossibile da affrontare; a parte che già dire ‘le donne musulmane’ è un’operazione sommaria, bisognerebbe ugualmente, insieme a Lonzi, rivedere con spirito critico le riflessioni illuminanti di Gayatri Spivak sulla subalterna.
    Se poi si guarda alla dicotomia ‘santa-prostituta’ tipica delle culture giudaiche e cristiane, forse non c’è molta differenza tra queste e la capacità di un certo Islam di rinchiudere le donne in limiti concettuali biologizzanti. Qui si va molto oltre la questione se sia ‘rispettoso’ o meno accettare un certo uso autonomo del proprio corpo. Bisogna vedere quanto di quell’uso è stato coercitivamente costruito da un discorso sociale molto più ampio del soggetto che si auto-determina (o pensa di farlo, appunto, autonomamente).

    Mi piace

    • “spingere la sessualità femminile sul margine (moralizzante e terrificante) tra la vita e la morte”
      che c’entra l’aborto con la morte? Comunque i modi per fare sesso senza avere gravidanze indesiderate ci sono

      Mi piace

  3. Pingback: La Rassegna Stampa del CRS - CRS - Centro per la Riforma dello Stato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...