In quanto donna?

Presidenza-Senato-1279x853di Cecilia D’Elia

Una nuova geografia politica è stata configurata dal risultato delle urne il 4 marzo. Le forze che erano state protagoniste del bipolarismo italiano vedono il loro ruolo ridimensionarsi e nuovi leader si affermano decisamente nello scenario politico istituzionale. Scenario sempre più segnato da presenza femminile.

Quando Maria Elisabetta Alberti Casellati è diventata la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Senato ho pensato alle lettrici e ai lettori di Nina e i diritti delle donne, al fatto che nei prossimi incontri nelle scuole avrei dovuto con loro riempire lo spazio bianco della scheda in appendice sul “alcune prime donne” in vari campi della vita politica e sociale. E mi sono subito detta meglio riempirlo, quello spazio, che lasciarlo ancora in bianco.

E questo non iscrive Casellati al femminismo, al contrario. Ma non avrebbe potuto essere senza. Anche avere avversarie politiche è un guadagno. E lei lo è. Adesso siede sulla poltrona della seconda carica dello Stato. “Un passo avanti sul piano dell’attuazione del principio di parità formale tra i generi, che significa anche la possibilità, per le donne titolari di cariche pubbliche, di fare schifo quanto gli uomini”, ha scritto Giorgia Serughetti su fb. Non solo, io credo, pensando a quelle giovani lettrici e a quei lettori, c’è anche uno spostamento simbolico, a quasi quarant’anni dall’elezione di Nilde Iotti, prima donna ad essere eletta Presidente della Camera dei deputati. Certo, come commenta Adriana Buffardi sempre su fb, non sono contenta per come è avvenuta questa rottura simbolica: quasi contro chi l’ha resa possibile.

Avrei preferito una donna di sinistra? Certo, ma la sinistra ha perso. Inoltre, come ha registrato Flavia Perina, in questo momento la sinistra sembra un club per soli uomini, mentre Forza Italia mette in prima fila le donne, fedelissime del leader, dando a loro la presidenza dei due gruppi parlamentari, alla Camera Maria Stella Gelmini, al Senato Annamaria Bernini. In Parlamento, ci ricorda Linda Laura Sabbadini , “per la prima volta la presenza delle donne del centro sinistra è così bassa: anche inferiore al 20 per cento del totale delle donne elette. E non soltanto perché il partito è stato sconfitto. Sono le donne ad aver pagato di più la sconfitta per la scelta adottata sulle pluricandidature”. Questo nel Parlamento con il più alto numero di donne, elette soprattutto grazie alle forze vincitrici, Movimento 5stelle e Lega.

Manca qualcosa al quadro? Sì. Ci sarebbe bisogno di più autonomia femminile, di gesti liberi di donne, nelle istituzioni, di presenze nei governi e nelle assemblee elettive, che trovino la loro ragion d’essere non solo nell’adesione al progetto del capo o al collettivo di appartenenza. C’è ancora questo desiderio nelle donne nelle istituzioni di oggi?

 

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4 pensieri su “In quanto donna?

  1. Probabilmente no se continuiamo ognuna a perseguire il proprio obiettivo di “potere”, se continuiamo a pensare soltanto alla realizzazione del sé – politico e personale – da sole o all’interno di piccoli gruppi chiusi, dimenticando di trattare certi temi in quanto trasversali e quindi da discutere a prescindere da colori politici e origini culturali.

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  2. se continuiamo a descrivere le donne di forza italia cone “fedelissime” di Berlusconi, le donne del Pd come “fedelissime” di Renzi non abbiamo capito nulla. Hanno semplicemente aderito a un progetto politico quanto hanno fatto gli uomini. Casellati non è più”fedelissima” del capo rispetto a un Brunetta

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    • Ma io non lo dico in modo dispregiativo, si dice anche degli uomini che sono i fedelissimi del capo. Parlo anche dell’appartenenza al collettico politico, quindi dell’adesione al progetto politico. Volevo esprimere un’altra considerazione, se le donne nelle istituzioni e nei partiti sono interessate a non aderire solamente al quadro politico dato, ma a produrre un’eccedenza rispetto ad esso, uno scarto. E’ una domanda che riguarda la politica delle donne e riguarda l’intero arco delle forze politiche.

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  3. Pingback: La Rassegna Stampa del CRS - CRS - Centro per la Riforma dello Stato

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