Letture e visioni contro la violenza. Le nostre proposte per il 25 novembre

In vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Femministerie ha raccolto alcune proposte di libri, film e serie tv, selezionate tra i titoli usciti nel 2017, che offrono analisi, riflessioni e spunti per parlare e agire contro la violenza di genere. Buona lettura!

SAGGI

Simona Feci e Laura Schettini (a cura di), La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI), Viella, Roma 2017, pp. 287.

feci schettiniOgni volta che si parla di violenza contro le donne il richiamo alla storia è forte, presente anche nei documenti dell’Onu o nella Convenzione di Istanbul. Lo si fa per sottolinearne la lunga durata o il fatto che sia stato il modo in cui gli uomini hanno conservato la diseguaglianza tra i sessi. Come ci viene spiegato nella bella introduzione di Simona Feci e Laura Schettini al volume La violenza contro le donne nella storia, in questo senso il richiamo alla storia non allude ad un sapere specialistico, ma a una chiave di lettura utile per promuovere politiche efficaci a contrastarla. Eppure, ci avvisano le curatrici, bisogna stare attenti alle generalizzazioni, “esse impediscono di scomporre un fenomeno che trattiene in sé il carattere della durata e quello del mutamento”. Da qui l’utilità di questo testo, che raccoglie contributi di più autrici e autori, composto di due sezioni, una dedicata allo studio dei contesti in cui la violenza si manifesta e l’altro alle politiche del diritto adottate per contrastarla. Si passa così attraverso mutamenti che hanno riguardato anche la sua definizione, dall’ottocentesco violenza carnale alla violenza di genere dei nostri giorni, “che identifica come “violenza” tutte le forme fondate sulle diseguaglianze sociali tra uomini e donne e sulle discriminazioni sessuali”. (Letto da Cecilia D’Elia)

Elisa Giomi e Sveva Magaraggia, Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale, il Mulino, Bologna 2017, pp. 238.

giomi magaraggia“Perché sedurla se puoi sedarla?”: la crudezza dei post pubblicati su un gruppo Facebook ferocemente misogino fa da apertura al libro di Elisa Giomi e Sveva Magaraggia, Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale. Molto è stato detto e scritto negli ultimi anni sull’influenza dei media nella riproduzione del retroterra culturale da cui nasce la violenza maschile contro le donne. Ma il legame tra genere e violenza, spiegano le autrici, è anche più profondo di quanto lasci intendere l’attenzione crescente – giusta, ma insufficiente – a questo solo tipo di “brutalità”. Perché in realtà ogni rappresentazione della violenza è sempre anche una rappresentazione di genere, plasmata da nozioni dominanti e stereotipi sulla maschilità e femminilità. Questo diventa particolarmente evidente se si confrontano le narrazioni della violenza maschile contro le donne con quelle della violenza femminile, commessa dalle donne. Quali immaginari, modelli e relazioni di genere si evidenziano se si affrontano questi fenomeni nell’ottica degli studi mediali? Se la violenza degli uomini contro le donne è spesso romanticizzata o trattata come un’espressione “naturale” del maschile (il volume comprende anche un’originale analisi dei testi delle canzoni pop), la violenza femminile appare come indicibile perché contraddice quell’ordine “naturale” che vorrebbe le donne incapaci di fare del male. E allora le donne violente – quelle delle cronache, da Lorena Bobbit ad Amanda Knox, o quelle delle fiction, dalle Charlie’s Angels a Gomorra – diventano “cattive donne”, non abbastanza donne; oppure la loro violenza non è “vera” violenza, trova giustificazione nella storia personale o nelle situazioni subite da chi la agisce. Si conferma così un assetto di genere. (Letto da Giorgia Serughetti)

Valeria Babini (a cura di), Lasciatele vivere, voci sulla violenza contro le donne, Pendragon, Bazzano (BO) 2017, pp. 214.

Babini cover esecutivoLasciatele vivere è una raccolta di lectio brevi sulla violenza. E per quanto il tema sia tragico, il volumetto è divertente e si fa divorare. Complice probabilmente la profonda diversità delle donne e degli uomini invitati ad intervenire e il rispetto della grazia del parlato. Allegato si trova anche il docu-film di Germano Maccioni Di genere umano che ritrae e documenta questi incontri e i laboratori di discussione più ristretta. La cosa veramente incredibile, però, è come nasce questo libro. Le lectio si sono svolte all’Università di Bologna nell’ambito del Seminario sulla violenza contro le donne, obbligatorio per tutti gli studenti e le studentesse del corso di laurea in Filosofia fra il 2013 e il 2016… (Leggi la recensione di Maddalena Vianello su Femministerie)

Rebecca Solnit, Gli uomini mi spiegano le cose, Ponte alle Grazie, Milano 2017, pp. 176.

solnitÈ il 2008 quando la scrittrice e attivista americana Rebecca Solnit si trova ad Aspen. Ad una cena, un uomo dall’aria autorevole incontrato per caso le fa una lezione su un libro da poco uscito e sulla sua importanza. Possibile che lei non lo avesse letto? Ci vogliono quattro tentativi di interruzione da parte di un’amica comune per convincere l’uomo che Solnit è l’autrice del libro e che la sua lezione è davvero fuori luogo. Inizia così Gli uomini mi spiegano le cose, l’ultimo libro di Solnit, tradotto da Ponte alle Grazie. Un viaggio attraverso le varie forme di sopraffazione maschile, da quella intellettuale a quella fisica, che passa dalla generazione delle nonne per raccontare ciò che dalle donne, quasi naturalmente, ci si aspetta, e arriva a quella delle nipoti, le femministe di oggi, che con un hashtag mobilitano migliaia di persone e sollevano dibattiti destinati a lasciare un segno. Con ironia e disincanto Solnit viaggia attraverso le varie forme di sopraffazione, da quella intellettuale fino a quella, ben più grave, che porta alla violenza fisica. Un libro che non è un inno contro gli uomini, ma piuttosto alla capacità di reazione e ancor più di resilienza delle donne. In cui è facile ritrovarsi in ogni pagina. (Letto da Francesca Caferri)

Cecilia D’Elia Riviello e Giorgia Serughetti, Libere tutte. Dall’aborto al velo, donne nel nuovo millennio, Minimum Fax, Roma 2017, pp. 218.

libere-tutte-cover-altaLa libertà delle donne evocata nel titolo di questo saggio di D’Elia e Serughetti è proprio quella contro cui si è abbattuta e continua ad abbattersi la violenza. I temi scelti per raccontare il lungo cammino e l’attualità delle lotte femministe (aborto, gestazione per altri, matrimoni, prostituzione e velo) hanno animato, anche con opposizioni accese, il dibattito degli ultimi anni. E proprio in questo dar conto di differenze anche profondissime nelle posizioni e nelle rivendicazioni delle donne in questo inizio di millennio sta la ricchezza e l’utilità del libro. Nel riconoscere piena dignità alle battaglie di chi liberamente sceglie di indossare il velo come alle sex workers, a chi rivendica maggiori tutele per la maternità come l’accesso all’aborto libero, gratuito e sicuro, si pongono le basi per una riflessione fertile e contemporanea. Riflessione all’interno della quale si trovano gli strumenti per disinnescare i tentativi di discriminazione – ad esempio – tra chi possa esercitare il diritto di ribellarsi a un abuso e chi no; pratica molto diffusa che indebolisce le battaglie di tutte. Fuori da ogni tentazione di giustizialismo è la lotta alle diseguaglianze sociali ed economiche, la lotta allo sfruttamento e alla subalternità l’orizzonte nel quale le autrici individuano il potenziale per la conquista di una maggiore libertà per tutte e tutti. (Letto da Chiara Anselmi)

ROMANZI

Antonella Lattanzi, Una storia nera, Mondadori, Milano 2017, pp. 252.

Una-storia-neraVito è un uomo violento. Carla lo subisce da anni, fin da giovanissima. Una storia luminosa che si macchia progressivamente di privazioni, umiliazioni e violenza. Carla, ogni volta, pensa che Vito cambierà. Ogni volta, si convince che quella sarà l’ultima in cui le prende. Poi come un’onda inaspettata l’esasperazione la travolge, accompagnata dalla paura crescente per i figli. Perché loro tutto questo non se lo meritano. Una separazione che si impone nonostante quell’attrazione indomabile che da sempre la tiene legata a Vito. Una cesura che lui non accetta e che farà di tutto per rimarginare con le buone e con le cattive. Una storia da manuale…fino a che tutto precipita. Un vortice di eventi si susseguono, lasciando senza fiato e obbligando lettrici e lettori ad immergersi nelle dinamiche contraddittorie della mente e del cuore. (Letto da Maddalena Vianello)

Francesca Melandri, Sangue giusto, Rizzoli, Milano 2017, pp. 528.

sangue giusto“Sono le nostre frontiere. Quelle che abbiamo fatto finta di togliere… Ora sono i CIE la frontiera d’Europa. I bastioni della nostra identità. Di noi che godiamo dello Stato di diritto e mica siamo nazisti… Però, guarda un po’, nei CIE non ci finisci se commetti un reato, ci finisci per quello che sei. Perché sei un clandestino”. In questo nuovo bellissimo romanzo Francesca Melandri svela gli scheletri nell’armadio di una famiglia benestante romana e fa luce sul passato rimosso di un paese intero, il nostro: “Tutto è a disposizione, nulla è segreto…basta cercare”. Una trama strutturata, avvincente e complessa, attraverso la quale l’autrice riassume quasi un secolo di storia italiana: la retorica fascista del “posto al sole” e l’occupazione in Etiopia, gli stupri di massa, i gas, la guerra, e poi la malacooperazione fatta di scandali e affarismo, Tangentopoli, i governi Berlusconi, per finire con le traversate del Mediterraneo, che separano i CIE nostrani dai lager libici. Pagine coinvolgenti, cariche di umanità, in cui si alternano passato e presente, personale e politico. Uno sguardo di genere attento, consapevole del fatto che, in ogni guerra, il primo trofeo è sempre rappresentato dai corpi delle donne. La scrittura lucida, mai noiosa, che interroga chi legge e denuncia le complicità e i legami tra colonialismo storico e migrazioni attuali. Una storia che ci riguarda tutte e tutti, anche se godiamo dello stesso privilegio della voce narrante, bianca, benestante e nata con il sangue giusto. (Letto da Barbara Piccolo)

Naomi Alderman, Ragazze elettriche, Nottetempo, Milano 2017, pp. 446.

ragazze-elettriche-d525La forma del potere è sempre la stessa; è la forma di un albero. Dalle radici fino alla cima, un tronco centrale che si ramifica e ramifica all’infinito, aprendosi in dita sempre più sottili, protese in avanti. La forma del potere è il disegno di una cosa viva che tende verso l’esterno, e manda i suoi sottili filamenti un po’ oltre, e ancora un po’ più oltre. Nel futuro le donne hanno riconosciuto la propria energia e stanno imparando a gestirla per tutelarsi e vendicarsi contro chi ha usato loro violenza, le ha denigrate, le ha offese. Divenute consapevoli del proprio privilegio cominciano però ad abusare della propria forza attraverso scariche elettriche che lasciano fluire dalle mani, attivando la “matassa”, organo pulsante localizzato sotto la clavicola e perfetta metafora dell’inestricabilità e della complessità del potere. Naomi Alderman costruisce una società distopica e angosciante, un racconto violento e brutale, un ragionamento impietoso sul potere e su chi lo detiene (The power è infatti il titolo in lingua originale). Un romanzo sul quale vale la pena riflettere, poiché evidenzia chiaramente quanto il rovesciamento dei ruoli non sia garanzia di cambiamenti reali: violenza, arroganza e potere sono parte della stessa “matassa”, finché potere e predominio rimarranno sinonimi non ci sarà scampo alla sopraffazione. E se, si chiede l’autrice attraverso un gioco letterario che fa da cornice al romanzo, un romanzo simile fosse stato scritto da un uomo? Se la fantascienza fosse un espediente per parlare del presente? Con queste pagine Naomi Alderman apre una riflessione importante sui ruoli letterari, sociali e politici che oggi viviamo. (Letto da Barbara Piccolo)

FILM E SERIE TV

In Between (Libere, disobbedienti, innamorate), di Maysaloun Hamoud, Israele/Francia, 2017.

locandinaOpera prima di Maysaloum Hamoud (regista e sceneggiatrice) il film racconta le storie di tre giovani donne palestinesi che si ritrovano a coabitare in un appartamento a Tel Aviv: un’avvocata volitiva e indipendente, una Dj lesbica che cerca di liberarsi dal controllo della famiglia cristiana molto tradizionalista, una studentessa musulmana osservante in procinto di sposare un uomo scelto per lei dal padre. L’in between del titolo, la zona di confine, è la città di Tel Aviv in cui convivono locali underground e tradizioni arcaiche, ma anche il ciglio sottilissimo su cui sono costrette a muoversi le tre protagoniste; in equilibrio molto precario tra le loro aspirazioni, i desideri e le aspettative opprimenti che la società e le famiglie lasciano gravare su di loro, discriminate due volte: in quanto donne e palestinesi. Mentre nell’intimità domestica le distanze tra le ragazze si accorciano e si crea una complicità sempre più forte, fuori da quell’ambiente protetto la minaccia del patriarcato si incarna in presenze concrete: familiari, fidanzati, datori di lavoro. La risposta ai tentativi di emancipazione delle donne esploderà violenta e inesorabile, per ciascuna di loro. E non risparmierà nulla alle giovani donne, neppure uno stupro. Sarà la vicinanza emotiva tra le tre a rendere possibile la sopravvivenza e una parziale, totalmente inadeguata, vendetta. Apologo estremamente attuale sulla solidarietà di genere oltre le appartenenze religiose e culturali il film termina con una delle più belle inquadrature del cinema recente: un rabbioso, enigmatico e commosso silenzio. (Visto da Chiara Anselmi)

Big Little Lies, miniserie televisiva creata da David E. Kelley, Stati Uniti, 2017.

big little liesNell’idilliaca località californiana di Monterey la vita delle protagoniste scorre  tra impegni con le amiche, cura dei figli e momenti di intimità familiare, ma la calma è fragile come quella dell’oceano su cui si affacciano le loro splendide case. La quotidianità è turbata dall’arrivo di Jane, con il figlio Ziggy. Infatti la ragazza porta con sé il trauma di una violenza subita che turba la quiete apparente delle altre donne. A questo si aggiunge un misterioso episodio di bullismo nella scuola elementare frequentata dai figli: chi è il bambino responsabile di intimorire la piccola Amabella, figlia di una delle donne più in vista della città? La trama della serie TV inizia con un’indagine per omicidio durante una festa di beneficenza della scuola. Gli interrogati indicano come motivo scatenante del delitto le liti delle madri coinvolte nella vicenda di bullismo scolastico. In una perfetta ring composition soltanto alla fine lo spettatore potrà rimettere insieme i pezzi che lo porteranno a capire come si è svolto l’omicidio e quali ne sono state le cause. Una riflessione sulla violenza, sulla risposta possibile, sui conflitti e sulla sorellanza con una lucida lettura dei confini tra desiderio amoroso e brutalità. (Visto da Costanza Bianchi)

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Idee. Contrassegna il permalink.

Un pensiero su “Letture e visioni contro la violenza. Le nostre proposte per il 25 novembre

  1. non sono d’accordo con la critica alle fiction tv: Charlie’s angels e Gomorra raccontano di uomini violenti e donne violente, li raccontano allo stesso modo, non è vero che le donne violente sono dipunte come “meno donne” in queste fiction! Sono donne anche loro. Ma è vero che un comportamento violento di una donna o di un uomo può trovare parziali spiegazioni (non giustificazioni!) nella sua storia personale, oltretutto la violenza di una donna che si difendde dalla violenza altrui è legittima difesa. Film e serie tv non romanticizzano la violenza, la raccontano

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...