“InQuiete”: parliamo di scrittrici

Logo_inquiete_illustrazione-payoffdi Giorgia Serughetti

Metti cinque amiche, una libreria e un’urgenza: dare visibilità alle donne e alla loro scrittura. È così che nasce il festival “inQuiete”, interamente dedicato alle scrittrici, che si svolgerà dal 22 al 24 settembre presso la Libreria delle donne Tuba, la Biblioteca Goffredo Mameli, e altri luoghi del quartiere del Pigneto a Roma. A idearlo sono state tre socie di Tuba – Barbara Leda Kenny, Viola Lo Moro e Barbara Piccolo – insieme a Francesca Mancini e Maddalena Vianello.

Il ricchissimo programma include presentazioni di nuove uscite editoriali, confronti, brevi ritratti di scrittrici del passato, letture, laboratori di scrittura rivolti ad adulti e laboratori di lettura per bambini e bambine, spettacoli teatrali e proiezioni. Tutto a ingresso gratuito. Tra le molte ospiti del festival ci saranno autrici come Teresa Ciabatti, Loredana Lipperini, Valeria Parrella, Milena Agus, Daria Bignardi, Antonella Lattanzi, Paola Soriga, Elena Stancanelli, Igiaba Scego, Lidia Ravera, Donatella di Pietrantonio, Nadia Terranova, Carola Susani, Maria Rosa Cutrufelli.

Ma perché sembra necessario ancora oggi creare uno spazio dedicato per mettere al centro il talento delle scrittrici? Solo qualche giorno fa, per esempio, Donatella Di Pietrantonio, che sarà ospite del festival il 24 settembre, ha vinto il Premio Campiello. «È un segno importante», ci dice Barbara Leda Kenny, socia di Tuba e co-ideatrice dell’iniziativa. «Dobbiamo registrare che le cose stanno cominciando a cambiare, anche se con estrema lentezza». Loredana Lipperini in un post ha fatto i conti: le scrittrici che hanno vinto il Campiello sono 12 su 54; le vincitrici dello Strega 10 su 70; le vincitrici del Viareggio 14 su 87; le vincitrici del Bagutta 8 su 89; quelle del Bancarella 8 su 64.

Come descrivere il problema?

«Le donne vengono pubblicate meno, promosse meno e a loro viene dato anche meno spazio nei festival letterari», continua Barbara Leda Kenny, «sono spesso le intervistatrici, la spalla di un autore, oppure la sezione “al femminile” in seconda serata. Oppure nelle classifiche così favorite dai social media: “i classici del Novecento che tutti dovrebbero leggere”, “i capolavori della letteratura italiana”, “i migliori libri dell’anno”, le donne sono sempre pochissime, quando non inesistenti; eppure a me ne vengono in mente tante sia nella storia che vive e vegete, assolutamente capaci non solo di scrivere bei libri ma anche di una parola pubblica forte. inQuiete è nata con l’ambizione di dare un contributo in questo senso, rompendo i confini della marginalità e costruendo uno spazio pubblico aperto dedicato al talento delle donne e alla loro intelligenza».

Andiamo più a fondo. Pare che le donne aspiranti scrittrici siano più degli uomini, e le lettrici sono più dei lettori. Eppure in vetta alle classifiche si trovano più spesso libri di scrittori uomini. Gli editori non amano le donne? E anche qui, come in politica, le donne non scelgono le donne?

«Quello che posso dire da libraia è che, tolte alcune e virtuose case editrici, le donne sono una minoranza nei cataloghi editoriali, specialmente in quelli delle grandi case editrici, e quasi mai sono le autrici “di punta” ossia quelle su cui la casa editrice investe in termini di promozione e visibilità. Se nelle vetrine, nelle pile, nelle classifiche, nelle trasmissioni televisive, in tutte quelle cose pensate per promuovere il “prodotto” libro si trovano quasi solo autori. Se le scrittrici sono praticamente invisibili nei programmi scolastici e nella storia ufficiale della letteratura, possiamo pensare che è un problema di sistema, e che il mercato letterario riflette la società. Il repartino “femminile” delle librerie spesso è un angolo di secondo ordine fatto di copertine rosa. Quando le narrazioni delle donne sono “disturbanti”, universali, ambiziose spesso vengono osteggiate. Pensiamo all’Arte della gioia di Goliarda Sapienza: un capolavoro diventato best seller negli ultimi anni, ma per moltissimo tempo rimasto in un cassetto perché tutti gli editori lo rifiutavano in quanto scandaloso, immorale, pornografico. In letteratura come in politica sappiamo che abbiamo tutte introiettato un modello maschilista, non basta essere donne per scrivere pagine che spostano, sovvertono o cambiano le narrazioni che rafforzano la subalternità delle donne. Lo stesso vale per le lettrici: non basta essere donne per scegliere di leggere donne dobbiamo imparare a prestare ascolto, avallare e riconoscerci nella parola pubblica delle donne che scrivono con consapevolezza di sé. Quello che possiamo aggiungere è che l’entusiasmo con cui è stato accolto il festival inQuiete era per noi inaspettato e speriamo che costruire un luogo di incontro tra lettrici e autrici che rafforzi un “patto letterario” in primo luogo tra donne, ma non solo.»

L’entusiasmo che il festival ha suscitato è provato anche dal successo dell’iniziativa di crowdfunding con cui l’avete finanziato. Il sostegno che avete ricevuto, avete detto, ha sorpreso anche voi. Come spieghi il fatto che abbia funzionato così bene?

«Sentiamo di aver lanciato l’idea giusta al momento giusto. Non è solo perché è un festival di scrittrici proposto e organizzato da donne, in cui molte si sono riconosciute, ma anche perché inQuiete nasce come progetto per uno spazio pubblico, gratuito, che porta bellezza in un quartiere molto schiacciato dalla dimensione commerciale, in una città in cui la cultura gratis fuori dal centro è ancora troppo poca. Il festival interviene quindi su un doppio vuoto incrociando il desiderio di molte e molti di contribuire a costruire una cosa bella. Abbiamo bisogno di bellezza pubblica. Un altro fattore importante è stata la Libreria delle donne Tuba che fa da cornice a questo festival e che in dieci anni di vita è diventata un punto di riferimento dentro e fuori Roma.»

Avete costruito un programma molto ricco, con molti nomi di scrittrici “emerse” nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Ci saranno spazi dedicati anche a scrittrici emergenti?

«Abbiamo coinvolto alcune scrittrici emergenti, ma abbiamo anche ricevuto moltissime email di scrittrici che muovono i primi passi nel mercato dell’editoria e di scrittrici per passione. Per loro abbiamo quindi pensato lo spazio del Caffè letterario, un microfono aperto sull’isola pedonale su cui si affacciano sia la libreria che la biblioteca che ospitano il festival e quindici minuti per raccontare il proprio libro e leggere un estratto. Una sfida enorme, che pure è stata colta con entusiasmo. Poi abbiamo voluto coinvolgere Emanuela Canepa, che ha appena vinto il premio Calvino e debutterà in primavera e che presenterà Chiara Rapaccini.»

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