Razzismo e sessismo: dov’è il limite del consentito?

di Giorgia Serughetti

Nel 1974, con la performance intitolata Rhythm 0, Marina Abramovic dispose su un tavolo una molteplicità di oggetti diversi: piume, fiori, frutti, ma anche fruste, corde, lamette, armi. Si presentò poi al pubblico immobile, come un oggetto, a cui i presenti erano autorizzati a fare qualsiasi cosa sotto la responsabilità dell’artista stessa. Così rimase per sei ore. Inizialmente gli uomini e le donne in sala si limitarono ad accarezzare il suo corpo, a baciarla, a sfiorarla con una piuma o a metterle fiori tra le dita. Con lo scorrere dei minuti, però, i comportamenti si fecero mano mano più brutali: i vestiti strappati, tagli nella carne, un coltello tra le gambe, una pistola carica posizionata tra le mani e puntata contro il suo corpo. Quando la galleria dichiarò conclusa la performance, il pubblico si allontanò velocemente. Nessuno, ricorda l’artista, osò guardarla come una persona dopo ciò che era accaduto.

Se l’essere umano sia naturalmente buono o istintivamente cattivo è una discussione antica, e probabilmente priva di risposta. Quel che certo è che può trasformarsi in sadico aggressore, violentatore e torturatore, ogni volta che di fronte a sé smette di vedere un altro essere umano ma pensa di vedere qualcosa che lui stesso o altri per lui hanno designato come oggetto, strumento, bersaglio.

A questo mi fanno pensare le notizie che leggo in questa estate di passioni tristi. Le campagne anti-migranti e anti-ong, le aggressioni sessiste e le minacce di morte a Laura Boldrini per le sue posizioni a difesa dei salvataggi in mare e del diritto internazionale dei rifugiati. Voglio dire che c’è una responsabilità a monte per la sconcertante perdita di ogni traccia d’umanità nelle reazioni pubbliche alla fantomatica invasione di migranti e rifugiati, e alle dichiarazioni di chi li difende. È la responsabilità di chi ha spostato, e continua a spostare avanti, il limite del consentito. Se leader politici, media, e altri organizzatori del consenso offrono un avvallo esplicito a sentimenti e comportamenti di disumanizzazione e ripulsa verso quelli che sono indicati come i nemici del “popolo”, il flusso di ostilità e brutalità non si arresterà. Charlottesville insegna. Non basteranno le denunce di diffamatori e violenti, non basterà l’indignazione progressista contro l’imbarbarimento della vita pubblica.

Fa effetto leggere le parole di uomini e donne qualsiasi, pieni di rancore fino a traboccare, che insultano Boldrini e le augurano di subire stupri e ogni genere di violenza. Non si può di fronte a questo non solidarizzare con la Presidente della Camera. Ma additare i tanti signor nessuno alla pubblica gogna non risolve il problema. Perché il loro odio ha istigatori con nomi e cognomi.

Credo che l’unica politica degna di questo nome sia quella che non ha paura di difendere il limite di ciò che è lecito. Nella vita pubblica e in tutte le relazioni umane. E non per ragioni “estetiche”, di correttezza vuota, ma perché ne va del distinguo tra l’umano e il disumano.

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5 pensieri su “Razzismo e sessismo: dov’è il limite del consentito?

  1. Vorrei poter dire che quello che è accaduto a questa donna mi stupisce, ma conoscendo il patriarcato come cultura me lo aspettavo, però è bene che se ne parli e che si portino esempi come questo sperimentato da un artista e come il riferirne in un post su internet, quindi grazie. Ciao buona giornata.

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