Papponi per gioco

squillodi Giorgia Serughetti

Ogni anno di questi tempi, dopo il Lucca Comics, si torna a parlare di “Squillo”, il gioco di carte reclamizzato con molti punti esclamativi come l’unico in cui è possibile ricoprire il ruolo di pappone: “Squillo è un nuovo gioco di carte dallo spirito estremo e divertente! Qui ogni giocatore ricopre un ruolo (quello di sfruttatore di prostitute) gestendo colpo su colpo le sue ragazze, divise tra escort, battone di strada e giovani promesse, ognuna con una propria particolarità, parcella e ricavato finale in caso di k.o., e… successiva vendita degli organi”.

Lanciato nel 2013, il gioco ha ora aggiunto una nuova versione, Megere e meretrici, alle quattro già disponibili (Squillo, Marchettari Sprovveduti, Bordello d’Oriente, Satiri e Baccanti), per un totale di oltre 35mila copie vendute. Nel frattempo, ha superato indenne una raccolta firme, un’interrogazione parlamentare, e una petizione su Change.org che chiedeva ad Amazon di ritirarlo dalla vendita, in quanto rappresenta un’“offesa ai diritti umani e alle persone morte per il sistema prostituente”.

Anche al netto del fastidio che molti e molte – come la sottoscritta – possono provare verso iniziative che finiscono per fare pubblicità al prodotto che vorrebbero danneggiare, credo che una piccola riflessione, questo prodotto, la meriti davvero.

Il creatore del gioco, Immanuel Casto, si è sempre difeso dalle voci (invero piuttosto flebili) che si sono levate a criticarlo, richiamandosi all’ironia e allo humor che caratterizzerebbe questo prodotto dal sapore irriverente e provocatorio. Ma vediamo qualche esempio di questo humor. Tra le carte da gioco nella scatola dell’edizione originaria troviamo “Il taglia gole”, per esempio, che “consente di levare di torno una troia nemica”; la carta chiamata “Inculata da un rottweiler” può “rendere malata la troia che colpisce. La vittima di questa carta si ritrova in punto di morte e, all’inizio del turno del pappone che la possiede, si può scegliere se curarla o lasciarla morire”. “Eden” invece è la carta della “escort professionista che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno”, quindi immune ad alcuni eventi, ma fortunatamente è possibile “annullare i suoi incassi, ingravidarla e infierire su di lei in tanti altri modi!”.

Qualche grado in più di ironia si trova in carte come “Senso di colpa cattolico” o “Integralismo islamico” che limitano i poteri delle squillo (o dovrei scrivere troie?), ma nel complesso è difficile comprendere come possa l’insieme – a parte épater les bourgeoises – far venire anche voglia di giocare.

Immaginiamo quanto sarebbe umoristico un ipotetico gioco “Kapò: gestisci i tuoi ebrei in un campo di concentramento!”, oppure “Schiavi: divertiti con i negri nelle piantagioni!”. È facile immaginare che simili trovate provocherebbero disgusto in una larga parte dell’opinione pubblica, perché ci sono temi che il sentire comune considera non più disponibili per discorsi degradanti e offensivi, fosse anche per gioco. È materia (purtroppo, ancora) per cori da stadio, ma non per prodotti “creativi” presentati in festival e librerie.

La libertà delle donne, e di tutte le persone che si prostituiscono, è evidentemente un’altra storia.

Il punto non è tanto porre un limite al black humor, ma interrogarsi sul perché questo limite, che altrove sembra ovvio, qui non è sentito come necessario. Perché questo gioco può passare come un gioco? Qui non è questione di trasgressività sessuale vs. bigottismo. La ragione è che, per il senso comune, le prostitute non sono persone.

Il livello spaventosamente basso di sensibilità pubblica verso la violenza subita dalle donne che si prostituiscono, l’esclusione delle “squillo” da ogni idea di cittadinanza, la loro de-umanizzazione feroce, è ciò che permette di fare anche dei soprusi più atroci verso di loro un oggetto di umorismo, capace di strappare un sorriso o stimolare la fantasia come avviene, appunto, nell’esperienza ludica.

Chi si prostituisce, qualunque sia la sua condizione, nel sentire comune non merita rispetto come essere umano. È oggetto di scherno e risatine, di violenze, insulti e sputi. Quindi, perché non giocare ai papponi?

Annunci

4 pensieri su “Papponi per gioco

  1. non ho mai giocato a sta roba ma da quel che so mi sembra discutibile (a me vanno bene i film violenti, l’umorismo macabro e “cattivo”, lo splatter ma c’è modo e modo di trattarlo, e un film non è un gioco di carte). A me piace la satira che colpisce i papponi, non le vittime dei papponi, non voglio vietare nulla ma voglio poter dire che la mia idea di satira è un’altra

    Liked by 1 persona

    • Sono proprio d’accordo. Non sono un’esperta di satira, mi appassionano fino a un certo punto i dibattiti intorno a quello che è lecito o non lo è. Penso però che il punto sia quello che dice lei: la satira quando è satira colpisce il potere, non chi lo subisce. E se il gioco fosse una partita tra squillo, anziché tra papponi, sarebbe un’altra cosa, quella forse sì irriverente e (magari amaramente) umoristica.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...