Immagina Hillary

hillary_immdi Maddalena Vianello*

Contro ogni previsione Hillary Clinton non è diventata la prima donna Presidente degli Stati Uniti d’America.

Il risultato ha preso in contropiede perfino Donald Trump che si è presentato sul palco della vittoria indossando una maschera di costernazione e incredulità.

Trump è stato un avversario così di basso livello, da indurre a pensare che perfino una donna potesse batterlo. E, invece, Hillary ha perso.

Donald è risultato alla prova del voto più tranquillizzante. L’elettorato aggrappandosi forte alla scheggia del sogno americano che Trump incarna, è passato sopra a tutto, piuttosto che votare per una donna.

Eppure pochi osservatori particolarmente attenti e non tacciabili della temibile accusa di essere femministi, come Michael Moore, ci avevano messo in guardia. L’orgoglio dell’uomo bianco non avrebbe tollerato, dopo 8 anni di presidenza di un uomo di colore, che il potere finisse nella mani di una donna. Era troppo.

Si fa un bel discutere se Hillary sia o non sia stata la candidata giusta. È stata molto criticata: smaccatamente parte dell’élite, disinteressata alle diseguaglianze, legata a doppio filo all’alta finanza, creatura dei poteri forti.

Difficile trovare qualcosa da obiettare, ma queste stesse questioni non ci hanno impedito di darla per vincente fino a poche ore fa. Ci resta un’importante eredità sulla quale avviare una riflessione: queste elezioni hanno scardinato il ruolo dei sondaggi, delle previsioni, della stampa, dei social network. Questi ultimi, soprattutto twitter, si sono rivelati essere i più lucidi interpreti e gli strumenti più potenti. Un discorso a parte meriterebbe la reazione dei mercati finanziari.

Si dibatte molto anche della donna che Hillary è in politica. In molti l’accusano di non essere stata abbastanza femmina e accogliente, di aver scimmiottato troppo gli uomini. Mi limito a registrare la potenza degli stereotipi nell’immaginario collettivo. Forse Hillary ha sbagliato – diverso tempo fa, ma in molti lo ricordano – a dire che non preparava il tè e i biscottini. Forse non è stata sufficientemente mansueta, rassicurante. E forse non ha incarnato a dovere il suo ruolo di moglie, madre, nonna. O forse le leonesse spaventano perché mandano in tilt le categorie interpretative del pensiero (maschile) millenario.

Ma poi siamo sicuri che esistano solo due modi di fare politica, prestabiliti in base al genere? Quello degli uomini e quello delle donne (che però sbagliano)? E se invece la verità fosse che le donne faticano ad affermarsi con autonomia in un mondo brutalmente maschile e maschilista?

La campagna elettorale di Hillary ha avuto il grande merito di farci sognare, di scuotere l’immaginario, di spingerci a fare i conti con l’ipotesi che quel tetto di cristallo potesse essere sfondato, di pregustare lo spettacolo di Bill Clinton prima first lady d’America. Di tutto questo abbiamo parlato, imparando a declinare al femminile. Ci siamo trovati costretti a immaginare, educando il pensiero. Abbiamo dovuto adoperare nuove parole per dare forma alla realtà. Almeno questo esercizio lo abbiamo fatto.

* Grazie a Francesco Longo che mi ha obbligato a ragionare a freddo su questo tema per il suo articolo “Trump e gli scrittori italiani: Pascale e Vianello” pubblicato su Wikicritics (http://www.wikicritics.com/trump-e-gli-scrittori-italiani-pascale-e-vianello-a-cura-di-francesco-longo-2/)

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3 pensieri su “Immagina Hillary

  1. Hillary non ha perso perchè donna o perchè troppo “aggressiva”, queste sono cavolate alla Gramellini, ha perso perchè espressione dell’establishment politico dominante che è ciò che gli americani non sopportano, una marine le pen avrebbe vinto (purtroppo) contro un candidato maschio considerato “organico al sistema”

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    • Concordo, ma continuo a credere che il fatto che fosse una donna abbia pesato. Non è stata l’unica ragione, ma non è stato ininfluente.L’analisi di Michael Moore mi convince molto.

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      • una Marine Le Pen contro un candidato maschio percepito come “organico al sistema” forse avrebbe vinto, è solo una supposizione

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