Basterà il Pussygate per fermare Trump?

di Francesca Caferri

usa-election_clinton2Basterà il Pussygate, come lo ha battezzato la stampa, per eliminare la spaventosa prospettiva di un Donald Trump alla Casa Bianca? Basterà davvero? A giudicare dai commenti che hanno invaso i giornali e le televisioni americane e non solo negli ultimi giorni la risposta è sì: i vertici del partito repubblicano hanno preso le distanze dal loro candidato, lo stesso ha fatto il suo vice, Mike Pence. Sui giornali hanno cominciato a filtrare voci, apparentemente fondate, di un possibile ritiro: persino Melania Trump, la moglie condannata al silenzio perpetuo dopo essere stata scoperta a copiare il discorso di Michelle Obama alla convention repubblicana, ha dovuto diffondere un comunicato di condanna delle parole del marito. Ma in politica le cose non sono così semplici e noi italiani per primi dovremmo saperlo bene.

Il perché è presto detto: se fosse dipeso dai giornali, che lo attaccano dal giorno Uno, Donald Trump non sarebbe mai arrivato ad essere il candidato repubblicano per queste elezioni. Lo stesso dicasi per i vertici repubblicani e per buona parte dei cittadini delle due Coste americane, quella Orientale e quella Occidentale, tradizionalmente più progressisti. Ma l’America non sono solo loro: sono gli stati della Bible belt, ultraconservatori, i bianchi delle periferie delle grandi città colpite dalla crisi economica, i tanti che hanno maturato odio per la doppia presidenza di un uomo che ancora in molti chiamano “negro”. A loro che Donald Trump parli di “tette e culi”, di “afferrare le donne per la figa” (traduzione letterale dell’inglese pussy), e di come sia giusto provarci sempre, non interessa. Non serviva l’audio del Washington Post a informarli, lo sapevano già: come gli italiani sapevano bene che idea avesse Berlusconi delle donne e del rapporto con loro ben prima dello scandalo delle “cene eleganti”. Hanno per questo smesso di votarlo? No. E così sarà in America.

L’unico elettorato che il Pussygate può davvero spostare è quello femminile: e non nel senso che le donne non voteranno Trump (quello in maggioranza lo avevano già deciso), ma che quelle che non amano affatto Hillary Clinton forse ora andranno a votarla, solo per fermare Trump. Le donne sono una delle categorie più incerte in queste elezioni: non amano Hillary, preferirebbero non votarla, eppure ora saranno costrette a farlo. Ancora di più dopo il dibattito di ieri sera, in cui chi si aspettava vere scuse da Trump è rimasto deluso: “chiacchiere da spogliatoio”, ha definito il video, senza sforzarsi di giustificare quello che forse è il passaggio peggiore “se sei una star le donne ti lasciano fare”. Per poi passare ad attaccare Hillary, colpevole a suo dire, di aver protetto il presidente che ha avuto il peggior comportamento con le donne mentre era in carica, Bill Clinton. Ha giocato bene, Trump, perché sa che quella di aver scelto di proteggere (per amore? per interesse?) un marito traditore e bugiardo è una delle accuse che le femministe le rivolgono da sempre. Ma questo assolutamente non basta per riconquistare le simpatie femminili.

Clinton lo sa benissimo e in queste settimane insisterà quanto più possibile su di loro. Le basterà? Dopo aver ascoltato Donald Trump, non resta che augurarselo.

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