La legge 194 compie 38 anni, quale futuro?

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di Maddalena Vianello

Il 22 maggio 1978 è nata la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Abbiamo la stessa età, la legge ed io. Trentotto anni. Siamo cresciute insieme.

L’introduzione della legge 194 è stata una conquista fra le più importanti. L’aborto è legale. Non si rischia più né processo, né galera. Ma soprattutto, non si rischia più di morire fra le mani di “praticone” e “cucchiai d’oro”. Il numero degli aborti nel nostro paese continua a crollare verticalmente, a dimostrazione del fatto che legalizzare non rappresenta un incentivo.

Tuttavia, in questi trentotto anni la 194 ha cambiato pelle. L’enorme diffusione dell’obiezione di coscienza – con picchi del 90% in diverse regioni italiane – ne ha profondamente condizionato l’efficacia come non si stanca di denunciare la Laiga.

I pochi medici non obiettori non sono in grado di fare fronte alle richieste. Le donne, in molte città, affrontano lunghe file fin dalle primissime ore del mattino per poter accedere agli scarsi interventi praticati nei pochi luoghi preposti. E’ in atto una recrudescenza dell’aborto clandestino – di recente stigmatizzato da multe salatissime ma non affrontato nelle cause profonde, cioè nella impossibilità di accedere al servizio pubblico. Le storie di troppe donne che portano a compimento aborti terapeutici abbandonate a loro stesse in un letto o in un gabinetto d’ospedale. Alcune di queste storie sono state di recente raccontate da “Obiezione vostro onore”. Una bella inchiesta video ambientata a Roma, di Federica Delogu, Filippo Poltronieri, Claudia Torrisi e Sebastian Viskanic.

Anche i medici non obiettori affrontano le loro difficoltà. Per prima cosa sono pochissimi. Si trovano spesso nella difficile situazione di praticare interruzioni di gravidanza in maniera estensiva, in condizioni di disagio e per molti anni della loro vita professionale. Inoltre, i medici, infermieri e infermiere non obiettori subiscono gravi discriminazioni sul lavoro. Lo ribadisce anche la recente condanna del Consiglio d’Europa, in seguito al ricorso della CGIL.

Il quadro nel complesso è drammatico. È urgente riprendere una riflessione seria per comprendere quali strade possano essere intraprese.

Un tetto di garanzia per i medici non obiettori – E’ necessario introdurre un meccanismo che garantisca in numero sufficiente la presenza di medici non obiettori in turno, in modo da garantire nei reparti di ginecologia e ostetricia l’applicazione della legge 194 nel pieno rispetto della salute fisica e psicologica delle donne.

Concorsi specifici per l’applicazione della 194 Un’azione da monitorare è quella voluta dal Presidente Nicola Zingaretti per l’Ospedale San Camillo di Roma. Si tratta di un concorso per due medici dirigenti di Ostetricia e Ginecologia “per l’applicazione della legge 194”. Una novità in Italia che potrebbe essere ripresa in altre regioni se il concorso dovesse dimostrasi pienamente efficace.

Incentivi economici – Una questione da prendere in esame è quella degli incentivi economici per scoraggiare l’obiezione, proposta da alcuni medici. La scelta dell’obiezione spesso non è determinata unicamente da ragioni di carattere etico e religioso, ma è frutto anche delle discriminazioni e dell’isolamento professionale.

Strutture private – Avviare una riflessione sulla possibilità di ammettere anche strutture private per l’applicazione della 194. Strutture sottoposte alle dovute verifiche e convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Un tema controverso.

Un coordinamento nazionale – Manca una voce unitaria e forte delle donne su questo tema. Molte associazioni si battono e ne discutono. Nascono azioni di resistenza in tutta Italia di fronte alle emergenze e ai soprusi. Tante donne prendono parola individualmente sul tema con competenza, sensibilità, impegno. Una voce forte e unitaria che mettesse in rete tutto questo patrimonio sarebbe molto importante. Un coronamento nazionale rappresenterebbe un interlocutore, un luogo di riflessione e di azione.

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4 pensieri su “La legge 194 compie 38 anni, quale futuro?

  1. il gruppo di donne di #obiettiamoLaSanzione da alcuni mesi sta conducendo una campagna di sensibilizzazione sul problema della 194 ed ha iniziato con un tweetbombing riuscitissimo eppure qui non vedo nessuna menzione.

    Per riportare alla memoria linko la prima iniziativa:
    http://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

    E qui l’ultima:
    http://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/05/18/alla-ministra-maria-elena-boschi/

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    • Grazie per il commento e per i link. E’ un contributo molto importante che ho seguito con attenzione. E’ difficile in un post tenere conto di tutte le realtà e iniziative che si muovono. Per fortuna sono moltissime. L’ultimo paragrafo alludeva esattamente a questo.

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  2. “Abbiamo la stessa età, la legge ed io. Trentotto anni. Siamo cresciute insieme”.
    Hai 38 anni forse perché la legge non era stata ancora introdotta. Forse perché nessuno ti ha impedito di esprimere il primo fondamentale diritto: quello di nascere. Forse perché qualcuno ti ha amata prima di vederti venire alla luce.
    Se sapessi che qualcuno voleva uccidermi, forse avrei qualche problema con quella persona. Forse.

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