Udi a congresso

di Cecilia D’Elia
unione donne italianeIeri sono stata al congresso nazionale dell’UDI, con la curiosità, il rispetto e l’affetto che si deve ad un’ amica di sempre. Mentre la responsabile nazionale Vittoria Tola teneva la sua relazione spiavo le presenze in sala. C’erano donne che mi hanno vista ragazzina e altre avvicinatesi in questi anni. La studentessa della Rete della conoscenza, le nuove cittadine venute da tutto il mondo. Insieme senza confini, per una misura femminile della libertà, della politica, della democrazia sono le parole scelte per accompagnare i lavori delle tre giornate.
Insieme. E’ questa la cifra ancora oggi di un’associazione che vanta settantuno anni di storia. Certo oggi essere insieme è diverso dall’incontro dell’ottobre del 1945, quando l’Unione donne italiane tenne il suo primo congresso a Firenze, unificando i circoli sorti nell’Italia liberata e i Gruppi di Difesa della donna che avevano organizzato la partecipazione alla Resistenza nell’Italia occupata. I partiti di quel battesimo democratico non ci sono più, il femminismo degli anni settanta ha messo a soqquadro le tradizionali forme organizzate della politica, ma l’associazione, attraverso venti e maree, per usare le parole odierne di Marisa Rodano – che fu presente anche al congresso fiorentino – è ancora viva. Viva e preoccupata per la pace nel mondo, i muri che si alzano in Europa, le disuguaglianze che incalzano, la violenza maschile ancora troppo sottovalutata. Un mondo in cui c’è bisogno di parole di donne.
Protagonista intensa della storia repubblicana italiana l’Udi è sopravvissuta ai tanti cambiamenti. Nel 2003 il nome è diventato Unione donne in Italia, aprendo l’associazione alle nuove cittadine arrivate nel nostro paese.
Questa straordinaria storia è riattraversata, raccontata, interpretata nel libro appena pubblicato, curato da Vittoria Tola, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi l’anno scorso alla Camera dei Deputati per il settantesimo dell’associazione: Fare storia, custodire memoria. 1945-2015 I primi settant’anni dell’UDI (ediesse, roma 2016, pp. 178, 12 euro).
Scorrendo gli interventi delle protagoniste di allora e delle studiose di oggi prende forma quell’intreccio di passione civica e desiderio di libertà che mosse le donne dell’antifascismo. Marisa Rodano nella sua rilettura storica legge criticamente il rapporto e qualche volta la subordinazione ai partiti della sinistra, ma vede anche la tensione verso l’autonomia, la scelta di fondare un’associazione per tutte le donne, un’intuizione che nel 1973 diventerà consapevolezza della differenza tra uomini e donne. La vocazione verso tutte le donne vive ancora in chi rivendica l’Udi come associazione delle donne della vita quotidiana. E così ieri, in un panorama segnato dalla molteplicità dei gruppi, dei blog, delle riviste, venica evocato il bisogno di fare rete. Insieme, appunto. E in questo richiamo all’associarsi è il tratto di una storia che viene da lontano, di una realtà ricca di archivi che raccontano una parte importante della vicenda delle donne in Italia, attenta, come ha ricordato Vittoria Tola, a dare in eredità alle figlie di oggi le parole delle madri.

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