Guido Bertolaso, rose rosse per te…

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di Maddalena Vianello

Guido Bertolaso è terribilmente recidivo. Non c’è che dire.

Il primo scivolone va in scena su La7 durante il programma “Fuori Onda” domenica, a poche ore dalla chiusura della gazzebarie.

Il giornalista, consapevole delle incertezze che riguardano la designazione dei candidati, chiede: “La Meloni potrebbe fare il vicesindaco?”

Bertolaso risponde: “No, la Meloni, deve fare la mamma. Mi pare la cosa più bella che possa capitare ad una donna nella vita. […] Deve gestire questa pagina della sua vita che credo per una donna sia la più bella in assoluto. Non vedo perché qualcuno debba costringerla a fare una campagna elettorale che comunque sarà feroce. E poi nel momento in cui dovrà cominciare ad allattare, cominciare ad occuparsi anche delle buche, della sporcizia, dei topi, della criminalità e di tutto il resto.”

Sarebbe bastato. I giornali oggi sono costellati di commenti, reazioni, condanne. Da Laura Boldrini, a Mariastella Gelmini; da Valeria Fedeli a Natalia Aspesi.

Ma no, non è stato sufficiente. Questa mattina sul Corriere della Sera Guido Bertolaso rincara la dose in un’intervista: “Le ho parlato come fosse mia moglie. […] Ecco, mia moglie cercherei di tutelarla, proteggerla, coccolarla, anziché mandarla per tutti i Municipi di Roma. Ho parlato in sua difesa, nient’altro. […] Domani mattina le manderò un mazzo di fiori”.

Non pago ancora ribadisce tutto in diretta su Radio 24, ospite di Alessandro Milan e Oscar Giannino.

E’ molto imbarazzante. Non è una gaffe come molti quotidiani scrivono, o alcuni affermano per tentare di minimizzare. Non è uno scivolone. E’ un pensiero autentico. Maschilista. Povero di consapevolezza e anni di storia.

Nonostante uomini come Bertolaso, la storia delle donne e il femminismo hanno fatto il loro corso. L’autodeterminazione è una conquista preziosa.

Partirei dal presupposto che Giorgia Meloni farà la sua scelta, libera e consapevole. Nessuno “deve obbligarla”. Esattamente. Deve semplicemente essere lei a decidere.

Se la maternità sia l’esperienza più bella della vita di una donna, lo lascerei dire alle madri. Non certo ai padri e nemmeno ai nonni. Ma quel che è certo è che non è una malattia. E sì le donne in gravidanza e neomamme, mentre allattano e rimirano la loro creatura, fanno molte altre cose. Se pertinente anche occuparsi di topi, immondizia e buche. Perché non vengono rapite dagli alieni. Rimangono donne in grado di intendere e di volere, di lavorare, di camminare, di pensare.

In alcuni casi, poi le donne si accompagnano con uomini evoluti che danno loro una mano. Non tentano di proteggerle, di coccolarle, di metterle sotto una campana di vetro come bamboline di porcellana. No. Le rispettano. Le sostengono. Magari si prendono un periodo di distacco dal lavoro e si fanno carico del figlio in arrivo, aiutando le donne a percorrere la strada che hanno deciso di intraprendere.

Mi permetto un ultimo consiglio. I fiori, forse è meglio non mandarli. Sono finiti i tempi in cui con un mazzo di rose si sistemava tutto.

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