Madri da paura…O per scelta?

1905_henri_matisse_la_gioia_di_viveredi Maddalena Vianello

In questi ultimi giorni ha avuto una certa diffusione sui social network un articolo di Annalena Benini, pubblicato dal Foglio. Titolo: “Perché rinunciamo a fare figli”. Sottotitolo: “Madri da paura. Oltre le statistiche ci sono le domande sul futuro, gli egoismi, le ansie, gli ingorghi del femminismo e le irresponsabilità dei padri. Fra punture, camici bianchi e ostinazioni. Un’indagine”.

Partendo dalle statistiche che fotografano la natalità in Italia sempre più drammaticamente in calo, Annalena Benini fa un’analisi coraggiosa. Indaga la paura come motore di resistenza alla maternità. Una maternità che nel suo articolo appare sempre, nel profondo, desiderata. Se non fosse per quelle maledette paure.

“Paura di perdere qualcosa, paura di non avere abbastanza cose. Paura di non essere brava come scrivono nei libri. Paura di annoiarti. Paura di diventare cattiva. Paura di amarlo poco, di amarlo male. Paura di soffocare gli altri desideri. Paura di dire: voglio un figlio, e se tu amore invece non lo vuoi, se te ne stai lì sulla porta a dire no, è presto, è tardi, non so, allora però adesso spostati, che mi stai bloccando il traffico.”

C’è qualcosa di profondamente vero. La paura figlia delle legittime preoccupazioni: il mondo del lavoro che discrimina le donne ancor più se madri, il peso della cura che ricade quasi unicamente sulle nostre spalle, il welfare che non c’è. Ma prendono il sopravvento anche timori più soggettivi: il senso di inadeguatezza, insicurezza, ansia.

Ma è possibile concepire oggi la mancata maternità come una battaglia perduta contro le proprie paure? E non come una libera scelta? Almeno per alcune?

La libertà delle donne di disegnare la vita assecondando i desideri. Non le paure. Ma le vocazioni. Non le ansie. Ma la consapevolezza.

Da quando concepire ha smesso di essere un destino, non avere figli è diventata una scelta. Non dettata dal terrore. Non al ribasso. Non mortifera. Una scelta.

Fin dal sottotitolo vengono invocati gli ingorghi del femminismo. Complici, fra molti altri elementi, nel ridurre le donne alla paura.

A mio avviso non si tratta di ingorghi, ma della madre di tutte le battaglie del femminismo. Ha un nome. Si chiama autodeterminazione. E ha cambiato la vita delle donne.

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Un pensiero su “Madri da paura…O per scelta?

  1. Gli ngorghi del femminismo? Cioè di chi combatte contro “il mondo del lavoro che discrimina le donne ancor più se madri, il peso della cura che ricade quasi unicamente sulle nostre spalle, il welfare che non c’è”. Ma è fantastico. Comunque anche eliminate tutte queste cause, e non lo sono, una donna potrebbe anche non desiderare di diventare madre, bisogna farsene una ragione. Concordo. Invece mi chiederei la causa del desiderio ossessivo di diventarlo, a tutti i costi, nelle nostre società “evolute”..

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