Le nostre famiglie e la loro

pantheonsvegliatitaliadi Cecilia D’Elia

Il matrimonio va verso il distacco da un ordine sociale basato su una concezione patriarcale della società, concetto che rende il marito e padre proprietario, proprietario del patrimonio, naturalmente, ma anche della moglie e dei figli.
Questa evoluzione del matrimonio e del divorzio, che ora permetterà alle coppie di scegliere liberamente l’organizzazione delle loro vite, sarà sancito dalla legge, perché, da due secoli, l’istituzione del matrimonio sta vivendo una tendenza verso l’uguaglianza, ed è quello che stiamo facendo oggi: l’evoluzione verso la completa uguaglianza di questa istituzione.
Sono parole di Christiane Taubira, la ministra della Giustizia francesce che si è dimessa pochi giorni fa perchè contraria al radicamento dello stato d’emergenza nel suo Paese e in particolare alla riforma costituzionale che consentirà di togliere la cittadinanza francese ai bi-nazionali colpevoli di terrorismo. Sono parole pronunciate a sostegno della riforma che nel 2013 ha introdotto in Francia il matrimonio paritario.

In Italia, unico stato fondatore dell’Unione Europea sprovvisto di una legislazione in materia, ci si accapiglia invece sull’unione civile intesa come “specifica formazione sociale”, da tenere ben distinta dal matrimonio. Ma questo non basta a placare gli animi di coloro che riconoscono come unica famiglia legittima quella fondata sul matrimonio eterosessuale, e si richiamano alla famiglia società “naturale fondata sul matrimonio” riconosciuta dall’articolo 29 della nostra Costituzione.

Sul punto ha ricordato Stefano Rodotà che: la Costituzione parla della famiglia come società “naturale” non per evitare qualsiasi accostamento alle unioni tra persone dello stesso sesso.
Ma per impedire interferenze da parte dello Stato in «una delle formazioni sociali alle quali la persona umana dà liberamente vita », come disse Aldo Moro all’Assemblea costituente. Altrimenti ricompare la stigmatizzazione dell’omosessualità, degli atti “contro natura”.
Di quale altra natura dunque parlano i tutori della famiglia “tradizionale”?

Alla voce famiglia della Treccani si può leggere: malgrado la sua universalità, la famiglia assume nei diversi contesti sociali e culturali una straordinaria varietà di forme, sì da rendere problematico individuare un tratto distintivo che la caratterizzi in ogni circostanza.
Dunque la famiglia ha a che fare con la cultura degli uomini e delle donne, con la loro organizzazione sociale, la loro sessualità e genitorialità. Al tempo dei costituenti la famiglia si fondava sull’autorità del capofamiglia maschio ed era una struttura chiusa.

Dalla Costituzione ad oggi la famiglia italiana è cambiata. Nelle abitudini, nelle scelte di vita degli italiani e delle italiane e nelle norme. Innanzitutto grazie alle donne. Grazie a Franca Viola che nel 1965 rifiutò il matrimonio riparatore. Grazie alle tante che misero in discussione l’ordine patriarcale ed aprirono al riconoscimento dei diritti delle soggettività che compongono una famiglia: donne e bambini. Nel 1965 la Corte costituzionale cancellò il reato di aduterio, che sanciva una grande disparità tra i sessi. Nel 1970 fu approvata la legge sul divorzio. Nel 1975 il nuovo diritto di famiglia, ruppe la gerarchia del vecchio codice e riconobbe la corresponsabilità tra coniugi. Anche allora ci furono opposizioni durissime e non fu semplice applicare le nuove norme e riconoscere che non c’è un modello di famiglia. Del resto solo nel 1981 venne abrogato il delitto d’onore e siamo dovuti arrivare al 2012 per avere l’uguaglianza tra figli legittimi e naturali. Il cognome materno ai figli è un capitolo ancora da scrivere.

E questa storia non è finita. Oggi ci sono altre scelte, soggettività, diritti da riconoscere.

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