Cuori ribelli – Trasformare le relazioni

di Belle Minton

file9401340645270.jpgHo 60 anni. Non ho amici o sembra invece che ne abbia molti ma che non si curano neppure di cercarmi e se li cerco io tra una cosa e l’altra loro hanno sempre da fare. Quindi sono sola. I miei figli hanno litigato e non si parlano più; ho fatto tutto quanto in mio potere per poter tenere unita una famiglia allo sfacelo dopo un divorzio ed ora loro non si parlano più e né si curano se io sono ancora al mondo. Silenzio. Le uniche persone che entrano in contatto con me è per usarmi, mi parlano, ma poi quando trovano altro se ne vanno e neppure si girano indietro. Ma che ho?

triste54

Cara triste54,

ho pensato molto alla tua lettera. Ti chiedi “ma che ho?”, e fai bene. Ma attenzione: non voglio dire che la situazione in cui ti trovi sia banalmente colpa tua, e nemmeno che in te ci sia qualcosa che non va. Tutti abbiamo qualcosa che non va, e tutti abbiamo in qualche modo contribuito a creare la situazione in cui ci troviamo, bella o brutta che sia. Il punto è che questa domanda ti mette nella direzione giusta, al contrario di quanto farebbero eventuali recriminazioni sull’opportunismo degli amici, l’egoismo dei figli e l’indifferenza degli altri, che porterebbero soltanto ulteriore frustrazione.

Un luogo comune oramai abusatissimo sostiene che non possiamo cambiare gli altri, ma soltanto noi stessi. Certo, gli altri sono quello che sono, e non possiamo farci niente. Ma cambiare se stessi è quasi altrettanto impossibile; benché nel corso della vita indubbiamente quasi tutti, in qualche modo, cambiamo a seguito anche delle nostre scelte, i cambiamenti profondi non avvengono mai come conseguenza di azioni specifiche.

La buona notizia è che, anche se non possiamo cambiare né gli altri né noi stessi, possiamo trasformare una cosa decisiva: le relazioni tra noi e gli altri, ciascuna relazione tra noi e un’altra persona.

Ma come si fa a trasformare una relazione?

Per prima cosa, dobbiamo chiederci se è una relazione di cui ci importa o no. I cosiddetti amici che ci cercano solo per ricavare un qualche vantaggio, per esempio, possiamo lasciarli andare senza rimpianti. Ma prima dobbiamo porci alcune domande. Perché io cercavo questa persona? Che cosa mi ha spinta, fino a un attimo fa, a cercare l’amicizia di un opportunista che evidentemente non mi vuole bene? Sentivo una vera affinità, ero curiosa, desideravo fare con lei/lui delle esperienze che con altre/i avrebbero avuto un sapore diverso? Forse c’erano anche da parte mia, in qualche misura, opportunismo e secondi fini? Rispondere sinceramente a queste domande è importante, perché tra i fattori decisivi di una relazione ci sono le aspettative e i desideri di ciascuna delle persone coinvolte. E forse potremmo scoprire con una certa sorpresa che, se quella data relazione ha preso una brutta piega, c’è anche il nostro zampino.

A maggior ragione dobbiamo porci queste domande per le relazioni che, per quanto frustranti, ci stanno veramente a cuore. Dopodiché bisogna passare all’azione, ovvero fare almeno le tre cose essenziali per trasformare qualunque relazione.

1. Calibrare le aspettative – che spesso significa, molto semplicemente, abbassarle e renderle più oneste e realistiche.

2. Fare un superlavoro di empatia. Se tuo figlio non ti chiama mai, o se l’amica di una vita è visibilmente non desiderosa di frequentarti, prova a metterti nei loro panni e a capire perché. Potresti scoprire che tuo figlio è un egoista totale o che, invece, è talmente spaventato dall’immagine triste che si è fatto di te che non riesce a fare altro che tenerti a distanza. Oppure potrebbe venire fuori che l’amica è talmente presa da un problema suo che non ha energie da dedicarti o che, ipotesi terribile, le sei venuta a noia.

3. Correggere i comportamenti (che è anche un buon modo per ricalibrare le aspettative). Se sei giunta alla conclusione che l’amica potrebbe essere stufa di doversi sorbire, ogni volta che vi sentite, le tue lamentele e i tuoi sfoghi, imponiti di parlare d’altro la prossima volta. Oppure, se non sei sicura di farcela, evita di chiamarla. Se pensi che tuo figlio sia spaventato dall’immagine che si è fatto di te – a torto o a ragione – chiamalo soltanto per correggere (indirettamente) questa immagine: digli che hai visto un bel film al cinema, che stai progettando un viaggio o una gita, che hai sperimentato una nuova ricetta che potrebbe piacergli. Sii sincera e non barare: il film l’hai visto davvero, il viaggio lo farai, la ricetta esiste. Eccetera.

Impegnarsi per trasformare le relazioni che abbiamo ha un effetto positivo anche su quelle che ancora non abbiamo, perché fa in modo che nascano già su buone basi. Ogni volta che fai una nuova conoscenza che potrebbe diventare un’amicizia, cerca di attenerti a quello che avrai imparato sulle relazioni che hai.

Quando attraversiamo un periodo negativo, però, l’ultima cosa che riusciamo a immaginare è proprio conoscere gente nuova e stringere nuove amicizie. Magari ci piacerebbe, ma non sappiamo dove andare a cercarle. Fermo restando che per le grandi amicizie vale la stessa regola dei grandi amori, ovvero che sono del tutto imprevedibili e impossibili da costruire a tavolino, possiamo comunque agire per fare nuovi incontri. Ecco alcuni sistemi collaudati.

1. Accetta tutti gli inviti. Se qualcuno ti invita da qualche parte è perché desidera la tua presenza, e questa è già una cosa apprezzabile (quanto e perché ci tiene, sono affari suoi). Declinare gli inviti ha due pessime conseguenze: sul lungo periodo, gli inviti si diraderanno fino a scomparire e, sul breve, perderemo occasioni di incontro che, nella peggiore delle ipotesi, saranno sempre meglio di una meditazione solitaria sul miserevole stato della nostra vita di relazione.

2. Impegnati nelle cose che ti piacciono. Se ti piace ballare, iscriviti a un corso; se hai un cane, portalo in un parco attrezzato; se ti piace leggere, trova un circolo di lettura e vai alle presentazioni di libri. Se va bene, troverai altre persone che condividono un tuo interesse e, se va male, avrai modo di coltivarlo al meglio. Se poi non hai idea di cosa ti piace, sperimenta in lungo e in largo.

3. Aiuta altre persone. Per quanto una si possa sentire derelitta, ci sarà sempre una persona che ha bisogno di lei: del suo tempo, di un po’ del suo denaro, della sua attenzione, del cibo in più che può preparare. Aiutare gli altri è obiettivamente una buona cosa e, in più, ci fa sentire meglio. Possiamo aiutare persone che conosciamo o perfetti estranei, da sole o unendoci a un gruppo; in questo caso, avremo più opportunità di conoscere gente nuova.

Infine, per onestà devo ammettere che, anche quando ci si impegna molto, non sempre si riesce a trasformare le relazioni esistenti e a crearne di nuove più soddisfacenti. Ma è un lavoro che vale la pena di fare, se non altro perché ci aiuta a essere più consapevoli ed empatiche/i e, last but not least, a comportarci meglio.

Per scrivere a Cuori Ribelli, cliccate qui.

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