Gegen Sexismus, gegen Rassismus

Coloniadi Femministerie

“Gegen sexismus, gegen rassismus”, contro il sessismo e contro il razzismo: queste parole si leggono su uno dei cartelli innalzati nella manifestazione di protesta a Colonia contro le violenze fisiche e sessuali di cui 90 donne sono state vittime la notte di capodanno. Gli autori di quella che appare come un’aggressione organizzata, a cui hanno partecipato forse mille uomini secondo le ricostruzioni, sono ancora ignoti. Ma le vittime e la polizia della città tedesca hanno parlato di possibili origini arabe o nord-africane, e tanto è bastato – a quanto pare – per innescare il frame dello scontro di civiltà che, come è ormai consueto da almeno quindici anni a questa parte, trova nel corpo delle donne il suo terreno di manifestazione preferito.

La realtà di cui parla Riotta nel tweet è (presumiamo) questa: che la cultura di cui sono portatori migranti e rifugiati, a cui vengono spalancate le porte d’Europa, conduce nel nostro continente a un arretramento sul piano dei diritti e della sicurezza delle donne. È vero – viene concesso da alcuni osservatori – qui non si tratta di Isis che fa schiave sessuali le donne dei territori che arriva ad occupare, visto che tra coloro che sbarcano sulle coste mediterranee ci sono proprio siriani e iracheni in fuga dallo stato islamico, ma troppo spesso – è il messaggio – si tratta di musulmani, che si sa sono campioni di oltraggio al corpo delle donne. Non è nostra intenzione offrire alcuna difesa d’ufficio a chi ha compiuto atti di orrenda violenza, ispirati senza dubbio a un plateale disprezzo verso le donne. Condanniamo senza riserve quel che è accaduto a Colonia, come condanniamo, in tutte le sedi in cui operiamo, ogni atto di violenza pubblica o privata verso le donne. Non vogliamo nemmeno, qui, inoltrarci nella discussione della situazione delle donne nell’Islam, o proporre un nuovo contributo sul rapporto tra islam, democrazia, valori liberali. Quel che ci preme portare all’attenzione è la totale incongruenza del passaggio successivo che si sta facendo nel discorso pubblico sui fatti di Colonia, che non è – come sarebbe logico – interrogarsi sul perché della totale défaillance delle forze di pubblica sicurezza, su come abbia potuto la piazza principale di una grande città diventare terra di nessuno la notte di capodanno. Il passaggio è invece questo: poiché episodi simili possono accadere, nel paese che più di ogni altro ha aperto le porte ai rifugiati in fuga dalla guerra, ne discende che la politica dell’accoglienza è sbagliata, che bisogna essere più selettivi.

Scrive per esempio Lucia Annunziata: “La prima idea su cui lavorare per il futuro non è forse difficile da individuare perché è un po’ nelle cose: costruire un doppio percorso nella accoglienza. Dare priorità e immediata accettazione alle famiglie, ai bambini, alle donne, agli anziani. In qualunque condizioni e per qualunque ragioni arrivino. Costruire invece un percorso più lungo e approfondito per le migliaia di giovani uomini che per altro costituiscono la stragrande maggioranza anche degli illegali e clandestini. Davvero tutti questi giovani uomini sono in bisogno immediato e irreversibile di rifugio? Sono tutti alla ricerca di una nuova vita? Sono tutti decisi a non ritornare nei loro paesi d’origine? Domande scomode, ma realistiche.”

La diffidenza verso l’immigrato maschio, giovane, solo, non è cosa nuova. Ma vale la pena di ricordare che quando si tratta di asilo non è previsto dal diritto internazionale che si discrimini per sesso, età o stato civile. Non è nemmeno inutile sottolineare che i progetti migratori delle famiglie spesso prevedono che il rischio del viaggio verso l’Europa sia assunto da uomini giovani, che una volta ottenuto il permesso di soggiorno per protezione internazionale cominceranno le procedure per il ricongiungimento di figli, mogli, genitori anziani. Dunque, non è esattamente una soluzione “nelle cose” quella proposta da Annunziata.

Continua la giornalista: “Le regole attuali, e possono essere migliorate, forniscono già la definizione per distinguere coloro che hanno diritto all’asilo politico; ugualmente esistono chiari requisiti necessari per poter invece entrare in un paese come immigrato. Intorno a queste definizioni vanno costruite barriere successive per fare dell’ammissione in un paese un lavoro di “integrazione” che cominci ben prima della stessa entrata. E se questo processo porta a prevedere più controlli, e dunque anche a una formulazione più elastica di Schengen, va ricordato che questo è già nelle cose”. Più controlli, barriere più alte, filtri più efficaci: sembra che la soluzione alla violenza e alla discriminazione verso donne migranti o native debba passare attraverso la creazione di ostacoli sempre più insormontabili per i nuovi venuti. In poche parole, nel rovesciare la cultura dell’accoglienza – ammesso che abbia mai messo radici – nella cultura del sospetto. Eppure è proprio qui l’errore. Andrebbe riempita di contenuti più veri l’accoglienza, offrendo chance reali di vita e possibilità di esistenze dignitose a chi chiede asilo. Mentre troppo spesso offriamo a stento la sopravvivenza, alimentando rabbia e emarginazione.

Un’Europa di donne e uomini, capace di promuovere una convivenza tra le differenze, un’Europa più giusta, senza sessismo e senza razzismo, si costruisce sul valore dell’accoglienza, non sulla sua negazione. Non esiste antisessismo autentico che si possa sposare a politiche xenofobe. Ogni tentativo di condurre una battaglia anti-immigrazione sul corpo delle donne ha come effetto quello di esaltare non tanto i tratti di distinzione, quanto la comunanza di vedute tra le peggiori espressioni della violenza patriarcale nelle nostre società e i fondamentalismi contemporanei desiderosi di sottomettere le donne al diritto maschile. Come ci ricorda l’editoriale di Dinah Riese su Die Tageszeitung “Nell’Unione europea una donna su due è stata vittima di violenze fisiche o sessuali. Chi vuole cambiare la situazione deve pensare alla società nella sua interezza. Per certi maschi tedeschi, il carnevale o l’Oktoberfest non sono divertenti senza qualche palpatina.”

Per questo è oggi più urgente che mai rifiutare che il corpo delle donne sia usato come luogo di contesa in un presunto “scontro di civiltà”. La violenza sulle donne, come ha commentato a caldo la scrittrice Igiaba Scego, non ha colore. Ha però un sesso.

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5 pensieri su “Gegen Sexismus, gegen Rassismus

  1. le strumentalizzazioni razziste sono sbagliate ma il problema esiste e la sua sottovalutazione a sinistra lascia campo libero ai Salvini. l’islam è misogino e sessista esattamente come tutte le religioni abramitiche, il punto è che le società occidentali bene o male si sono laicizzate, le società da cui provengono molti migranti no
    e questo non vuol dire che “non ci sono molestatori occidentali” certo che ci sono, ci sono ovunque, ma a Colonia è successa una cosa diversa dallo stronzo o da tre o quattro buzzurri per strada che ti toccano il culo o ti chiamano troia (che è già grave)..erano un migliaio che hanno molestato le donne nella stessa sera e nella stessa città. E’ ovvio che la maggioranza dei musulmani è brava gente ma un problema di integrazione c’è, ci sono persone che apprezzano la tecnologia e il benessere economico dell’occidente e anche l’alcool dell’occidente ma non i suoi valori, ad esempio non vogliono capire che una donna può girare da sola per strada a capo scoperto e anche a gambe scoperte e devono rispettarla come rispettano le loro sorelle che si velano.

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    • Non erano un migliaio! Ho un amico tedesco che mi sta dicendo che hanno arrestato 16 persone non 1000!!! I tedeschi chiedono chiarezza e verità su questi fatti.
      Pegida c’entra? Si sospetta che le donne che hanno sporto denuncia siano militanti di Pegida.
      E allora che i vari Corriere, Il Giornale ecc.ecc. urlino “dagli all’immigrato” sfruttando una vicenca poco chiara non mi sta bene.
      NON ERANO 1000!!

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      • ne facciamo una questione di numeri? Non erano 1000, ok anche fossero statoi 50 o 80 resta il fatto che sarebbero tanti nella stessa città e nella stessa sera e organizzati.
        Comunque com’è la storia? Sarebbe un complotto di Pegida? Decine di donne tutte d’accordo per inventare false denunce? Oddio mancavano solo le teorie del complotto adesso.

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  2. “Bandiere tedesche e orgoglio nazionale a Dresda. Da ottobre tutti i lunedì migliaia di cittadini si riuniscono per manifestare a favore dell’identità tedesca e contro l’islamizzazione dell’Europa. Sono i membri di Pegida, acronimo di Patriotische Europäer Gegen die Islamisierung des Abendlandes, movimento nato sui social per volontà di un piccolo commerciante di Dresda, Lutz Bachmann.

    Da un paio di mesi rapidi a portare in piazza da 500 a 20mila persone. E soprattutto a scardinare gli schemi mentali che hanno caratterizzato la Germania negli ultimi 70 anni. Pegida parla espressamente di identità nazionale ed europea, lotta all’immigrazione irregolare e all’islamizzazione che le comunità straniere, soprattutto quella turca, stanno portando avanti in spregio alla tanto decantata integrazione culturale di cui il governo di Berlino si è fatta vanto. E nessuna paura ad essere attaccati ed etichettati come neonazisti o revanscisti. Perché a muoverli, stando al loro manifesto, non è il passato o la sindrome della sconfitta ma la cultura occidentale oltre ad un’accesa polemica, non tanto nei confronti dell’Islam in sé, quanto delle nazioni europee e della loro incapacità di preservare non solo i meccanismi democratici ma pure la loro identità religiosa e culturale.”

    Ecco…e non potrebbero essere stati in grado di organizzare ciò che è accaduto a Colonia e altre città?

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  3. Pingback: Ingiusto e molesto | Womenoclock

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