Cuori ribelli – Consigli per ragazze timide geniali

di Belle Minton

meredith-cristina-dance

Cara redazione,
sono una ragazza di 25 anni, lavoro in un settore molto competitivo (la ricerca accademica) e sono giudicata da molti colleghi “piccola” ma al tempo stesso un genio solo per aver bruciato le tappe professionali ed essere già arrivata fino a qui. La grande competenza in campo professionale (che sinceramente faccio fatica a riconoscermi, non riuscendo nemmeno a godermi appieno i complimenti che mi vengono fatti) non corrisponde nella vita di tutti i giorni ad una fiducia piena in me stessa. Soprattutto con i ragazzi non so come comportarmi, sentendomi sempre molto imbranata, come se fossero sempre tutti pronti a giudicarmi e a cogliere qualsiasi cosa sbagliata che io dica. Credo che questo atteggiamento sia da attribuire anche a mia madre, che per anni mi ha ripetuto di essere indipendente, formarmi una mia identità guardandomi bene dalle relazioni, che mi avrebbero precluso tutto. Pur apprezzando l’insegnamento all’insegna dell’indipendenza di mia madre, ogni volta che parlo con un ragazzo non so come comportarmi, soprattutto se mi piace; se invece si avvicina lui per primo, io scappo a gambe levate. La domanda, che so già essere senza risposta è: come posso cambiare tutto questo? Diventare una persona più spigliata, qualcuno che colpisca di più, invece della solita ricercatrice, seppur competente, sempre in ombra (esempio: se ci sono delle feste, l’idea di ballare mi fa piangere a dirotto e cerco di evitare tutte le situazioni di questo tipo)…

Minerva

Cara Minerva,

hai scelto di firmarti con il nome dato dai romani alla dea greca Atena. C’è un bel libro della psicoanalista junghiana Jean S. Bolen, intitolato Le dee dentro la donna, che descrive le principali divinità femminili della mitologia greca come altrettanti archetipi potenzialmente presenti nella psiche di una donna. Nelle pagine dedicate ad Atena, dea della saggezza e dei mestieri, guerriera e grande stratega che nasce già adulta e armata dalla testa di Zeus (la “figlia del padre”), Bolen mette l’accento sulle sue qualità di dea vergine e invulnerabile, ovvero non interessata alle relazioni sessuali e sentimentali e impermeabile alle emozioni: Atena è concentrata sui propri obiettivi, è fredda, razionale e sicura di sé. Come gli altri archetipi individuati da Bolen, può essere molto utile nella vita di una donna a patto che non prevalga troppo sugli altri.

Da quello che scrivi, non mi sembra che in te l’archetipo Atena sia così prevalente, anzi: non saresti insicura sulle tue competenze professionali, per esempio, e nemmeno te ne importerebbe granché di come ti vedono i ragazzi. Forse quello della dea stratega e guerriera è un modello che più o meno consapevolmente hai seguito finora, ma che non corrisponde fino in fondo a chi sei, in tutte le sfaccettature della tua personalità.

In questa digressione mitologica ci sono le premesse per la buona notizia: la tua domanda non è senza risposta. Cambiare è possibile e, a volte, doveroso verso se stesse. Ma un vero cambiamento, profondo e duraturo, avviene soltanto a una condizione: dobbiamo essere pienamente consapevoli di chi siamo e di cosa davvero desideriamo – ossia di cosa ci fa stare bene e ci fa essere soddisfatte di noi stesse nel lungo periodo. Un cambiamento che derivi da spinte più superficiali – come per esempio quello indotto dal bisogno di corrispondere alle aspettative di chi ci circonda, o quello che deriva dall’adesione a quello che gli psicoanalisti chiamano un “ideale dell’io” – è destinato invece a una vita faticosa ed effimera: non può durare e non può essere fonte di felicità, perché molto probabilmente ha poco o nulla a che vedere con la nostra personalità, la nostra storia e i nostri desideri.

Ora però vorrei uscire dal ruolo di psicoanalista da bar in cui mi sono attardata fin troppo, per darti qualche piccolo consiglio pratico che spero possa aiutarti.

1. Ballare – Non c’è niente di peggio che essere costrette (o costringersi) a ballare quando non se ne ha voglia, soprattutto se è per timidezza, imbarazzo, goffaggine. I questi casi, non dare ascolto a nessuno e, se proprio non ci sono alternative migliori, mimetizzati con la carta da parati. Fare tappezzeria alle feste non è di per sé un male, purché sia una scelta consapevole. D’altra parte, non c’è niente di più divertente, energico e sexy che ballare quando la spinta interiore è quella. Ma come comportarsi se la spinta a ballare c’è, ma c’è anche la dolorosa consapevolezza di essere scoordinate, maldestre e prive di senso del ritmo?

La risposta è una sola: imparare – e ci vogliono pazienza e determinazione. Il modo più ovvio e probabilmente proficuo è iscriversi a un corso di danza; il fatto è che, per una supertimida, anche dover eseguire i vari passi sotto la guida di un’insegnante insieme ad altre e altri principianti potrebbe essere troppo. Ma ci sono altri modi per imparare a ballare – magari non per diventare una stella della pista, ma per divertirsi alle feste sicuramente funzionano. Trovati un’amica capace e fidata, chiudetevi in una stanza munita di musica e di un grande specchio e fatti spiegare qualche passo e un paio di mosse strategiche. In mancanza di un’amica abbastanza fidata, piazzati davanti alla tele o al computer o, meglio ancora, alla Wii, e segui qualche video tutorial. In ogni caso, allenati spesso – da sola, con l’amica, davanti allo specchio, con la musica a palla o con le cuffiette – finché non scoprirai che non solo ti diverti, ma che non sei neanche male.

Poi, quando ti sentirai abbastanza sicura, alla prossima festa approfitta della prima canzone che ti ispira e scivola sulla pista senza farti notare troppo. Balla finché ti diverti e, al primo segnale interno di disagio, torna a fare tappezzeria. All’inizio capiterà spesso, ma dopo un po’ succederà una di queste due cose: potrai scoprire che ballare ti diverte così tanto che dimenticherai la tua passata goffaggine, oppure, al contrario, ti renderai conto che, anche se sei perfettamente in grado di fare la tua porca figura, ballare non ti diverte neanche un po’. In ogni caso, smetterai di preoccuparti della faccenda e avrai scoperto su te stessa qualcosa di molto importante, che potrai utilmente applicare ad altri ambiti della vita.

2. Lavoro – C’è un ottimo metodo per godersi i successi professionali, alla faccia dell’insicurezza e della bassa autostima: guardare il proprio lavoro dall’esterno. Prenditi una giornata per rileggere i tuoi articoli scientifici, le relazioni ai convegni o qualunque altra cosa che sia il frutto del tuo studio e del tuo lavoro. Ma non pensare a te: riguarda il tutto come se fosse il lavoro di un’altra persona, come se dovessi valutare nel dettaglio il curriculum di qualcun altro. Sono certa che i dubbi e le insicurezze ne usciranno molto ridimensionati; se dovessero riaffacciarsi, passa di nuovo tutto in rassegna. Ma non cedere alla tentazione di chiedere ad altre persone di fare questa valutazione perché non funzionerebbe: l’unico giudizio capace di darti una sicurezza reale e profonda è il tuo.

Detto questo, credo che tua madre non abbia torto sul valore dell’indipendenza, in particolare sull’indipendenza economica. Il fatto è che non c’è nessun motivo per dover scegliere tra l’indipendenza (ovvero il lavoro, se non siamo ricche ereditiere) e i sentimenti. Se qualcuno cerca di convincerci del contrario, probabilmente, come si dice a Roma, ci sta tirando una sòla.

3. Ragazzi – Qui non ci sono vie di mezzo: devi ribaltare la situazione. Concentrati su quello che loro hanno da dire a te, piuttosto che su quello che potrebbero pensare di te e di quello che dici o che fai. Per te, un ragazzo non dovrebbe essere niente finché non sei tu a decidere che è qualcosa. Essere timide non è affatto un difetto, anche se ci provoca qualche disagio; il vero colpo da maestre è trasformarlo in un vantaggio: se non sai cosa dire, ascolta; se non sai cosa fare, aspetta; se ti senti imbranata, pensa che forse non sei dove in realtà vorresti essere.

La timidezza, se è capace di uscire da se stessa e trasformarsi in un atteggiamento consapevole, permette di osservare l’altro e la situazione, di essere in sintonia con se stesse e, alla fine, di elaborare una strategia – il che dovrebbe comunque esserti congeniale, vista la tua familiarità con Atena. Certo, la Atena che è in te farebbe bene a liberarsi della corazza, perché altrimenti il contatto con l’altro diventa difficile. Dopodiché, su questa materia è sempre valido il più antico dei consigli: le relazioni sentimentali nascono un po’ da sole. E si coltivano in due.

Infine, non dimenticare che di motivi per ballare ce ne sono tanti – anche se si è giovani e molto in carriera.

Per scrivere a Cuori Ribelli, cliccate qui.

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