Cuori ribelli – Maschi o non maschi

di Belle Minton


obama feministCara Femministerie,

ti scrivo perché mi interessa il tuo mondo, che poi è anche il mio, sebbene per la maggior parte dei maschi contemporanei questa consapevolezza viene comunemente riposta a livello pavimento se non sotto.

Quando leggo le Tue note, i Tuoi pensieri, le Tue pulsioni tradotte in lingua scritta, ho spesso dei sussulti pensando che la realtà che descrivi non mi era ancora così chiara. Per cui ti ringrazio del lavoro che fai, d’informazione e divulgazione. Per esempio non sapevo che le donne a parità d’incarico lavorativo riscuotono di meno. Perché? Come dubitavo che esistesse ancora la pratica della mano morta. Ma vedo in un Tuo video che purtroppo fior di doppiopetti…

Oggi si sa, siamo tutti femministi, salvo la solita nutrita schiera di uomminicchi che dai venti agli ottanta anni non perdono occasione per sottolineare la propria virilità. Quello che voglio chiederti è perché non la smetti di fare opposizione a questo maschiettilismo e Ti metti al lavoro per edificare un nuovo comune sentimento femminile? La chiave di volta ce l’hai, ed è palesemente la Tua non-maschilità, grazie alla quale puoi efficacemente cancellare secoli di obnubilazione del femminino.

Ti ringrazio in anticipo

Angelo

Caro Angelo,

innanzitutto grazie a te, perché sei il primo uomo che scrive a questa rubrica e perché hai deciso di condividere con noi le tue riflessioni su questioni che ci interessano molto.

La tua lettera si rivolge (immagino scherzosamente) a Femministerie come se fosse un’entità unica, una sorta di persona astratta; ovviamente così non è e lo sappiamo entrambi, così come sappiamo che ti rispondo io perché mi occupo della rubrica Cuori Ribelli e non certo perché parlo a nome di tutte le promotrici di questo blog. Ma veniamo al dunque. Semplificando, tu dici: piantatela di combattere il “maschiettilismo” e costruite un “nuovo comune sentimento femminile”; potete farlo perché siete “non-maschi”. Tu dici questo, e nella mia testa è già scattato l’allarme rosso. Provo a spiegarti perché.

1. Il maschiettilismo. Per quanto sia evidente che questo tuo neologismo esprime una presa di distanza dall’ideologia patriarcale, io lo trovo ambiguo. È chiaramente ironico, ma ha una sfumatura vezzeggiativa altrettanto chiara; somiglia a “maschilismo”, ma è una parola più bonaria, più accondiscendente, che in virtù di queste caratteristiche depotenzia ciò di cui parla, lo rende inoffensivo. Il “maschiettilismo” è un tic innocuo, un vizio infantile o una malattia senile degli “uomminicchi”. Perché preoccuparsene tanto? Perché combatterlo?

Ma le cose non stanno così. Il patriarcato, quel sistema plurimillenario che mette gli uomini in una posizione di potere e le donne in una posizione sottomessa, ovvero costruisce gli uomini come soggetti e le donne come oggetti, sta vacillando ovunque. Ma non molla, e fa quel che può a seconda delle circostanze. Reagisce in modo estremo e sanguinario con i femminicidi. Difende con le unghie e con i denti il suo vecchio potere sul corpo e sulla libertà delle donne (vedi i periodici attacchi all’aborto, tanto per dirne una). E, quando non può esibirsi più di tanto nella sua cruda realtà, si autoriduce a barzelletta, a caricatura, e non pretende altro che una sana risata – salvo poi, dopo averla ottenuta, piazzare una mano sul culo della malcapitata di turno. Ti ricorda qualcosa?

2. Il nuovo comune sentimento femminile. Forse alcune amiche femministe non sono d’accordo con quello che sto per dire, ma io non credo minimamente in un “femminile” attualmente represso dal patriarcato che però, se fosse libero di svilupparsi, farebbe da contrappeso “buono” al “maschile cattivo”. E per due motivi. Il primo è che le donne non sono tutte uguali (nemmeno gli uomini, peraltro). Non lo sono quando domina il patriarcato, figuriamoci in un regime di libertà. Il secondo è che questa faccenda del “femminile buono”, nonostante le ottime intenzioni, in realtà non fa che confermare una vecchia trovata del patriarcato (non a caso ripresa recentemente da gruppi cattolici ultraconservatori): l’idea che maschile e femminile siano complementari, ovvero che uomini e donne siano “naturalmente” portatori di qualità diverse che però si completano a vicenda e che sono necessarie alla vita. Questa idea ha come corollario l’obbligo per donne e uomini di incarnare le caratteristiche presunte naturali del proprio sesso. Ovvero, la scusa con cui per millenni il patriarcato ha giustificato il dominio maschile e la subordinazione femminile. Perciò, più che a una santificazione del “femminile”, io punterei alla disseminazione più ampia possibile della libertà delle singole donne, ciascuna con la sua storia e i suoi desideri.

3. L’essere non-maschi. Ora, se non si può costruire niente di buono sul “femminile”, figuriamoci se è possibile farlo sulla “non-maschilità” – una pura negazione che, se presa alla lettera, equivale a zero. Ma proviamo a non prenderla alla lettera, e a leggerla come una sorta di metafora politico-esistenziale. Diciamo quindi che essere “non-maschi” significa mettere in discussione il patriarcato, svelarne i meccanismi di funzionamento, smascherare i suoi stereotipi e la sua ideologia. Certamente le più interessate a questa operazione sono state e continuano a essere le donne. Perdere il potere non piace a nessuno, e i colpi di coda del patriarcato sono lì a dimostrarlo. Ma sono sempre di più gli uomini che, come te, sono più in sintonia con i cambiamenti in corso che con le macerie del vecchio. Allora mi chiedo e ti chiedo: se usiamo la “non-maschilità” come metafora di un atteggiamento critico, possiamo essere tutti, donne e uomini, “non-maschi”?

Per scrivere a Cuori Ribelli, cliccate qui.

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2 pensieri su “Cuori ribelli – Maschi o non maschi

  1. Cara Belle,
    farò tesoro della tua analisi, non mi ritenevo scevro e libero da reminescenze patriarcali che comunque aleggiano nel mio scarno cerebro. Ne confermi la presenza. Ne sostengo la consapevolezza.
    Sono colpito dall’efficacia con cui hai messo in luce il mio pallido pensiero: la supremazia dello zero! Questo potrebbe essere chiave di volta e pilastro del nuovo edificio. Semmai ce ne fosse bisogno ti rimando all’Introduzione del Decamerone, dove poche donne unite da un comune sentire decidono di uscire dalla condizione che le opprimeva e minacciava.
    Cordialità.
    Angelo.

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