Cuori ribelli – Per chi suona l’orologio biologico?

before i diedi Belle Minton

Tic tac. Tic tac. Tic tac.

Ma ci state pensando ad avere un figlio? Guarda che il tempo passa. È la gioia più grande della vita. Quanti anni hai? Guarda che è ora, sai? E lui cosa dice? Me lo fate un nipotino, o no? Guarda che poi te ne penti. Diventa troppo faticoso. Ma lo sai che dopo i 35 le possibilità di rimanere incinta si abbassano drasticamente? Fosse anche per sapere com’è, cosa potevi perderti.

Come mai appena superi i 35 tutti si permettono di misurarti in unità temporali che ti separano dalla menopausa? Improvvisamente lo sguardo che si posa su di te cambia. È uno sguardo indagatore. Potrebbe esserci qualcosa che non va. Tutti si sentono in dovere di farti domande intime di cui in realtà non intendono ascoltare la risposta. Vogliono pontificare, rovesciarti addosso ansia. La loro. Quella che accompagna o ha accompagnato le loro scelte.

Allora provo a dirlo a voi. NON LO SO. E sapete perché? Perché non so se sono disposta a rinunciare alla mia libertà. A quella splendida sensazione di essere padrona di me, del mio tempo e dei miei desideri. La certezza che ogni strada può essere imboccata e cambiata solo perché lo voglio io. Senza legami che non possano essere spezzati, cambiati. Mi terrorizza fare un passo irreversibile. Se poi non sono felice?

Ci penso. Certo, che ci penso. Lo desidero. Non lo desidero. Ma continuo a sentire più forte il richiamo di un viaggio dall’altra parte del mondo. E a volte avere un cane mi pare già un impegno insormontabile di cura. E poi con il lavoro come la mettiamo? Ogni romanticismo mi scivola di dosso.

Lorenza, 36 anni, Torino

Cara Lorenza,

più si va avanti con l’età e più il campo delle scelte possibili si restringe. È un dato di fatto che riguarda moltissimi ambiti della vita: per esempio, se fino a oggi non hai passato molte ore alla settimana ad allenarti su una pista, difficilmente oggi, a 36 anni, puoi darti realisticamente l’obiettivo di diventare una centometrista olimpica. E, senza scomodare i cambiamenti del corpo, sarebbe complicato per te progettare una sfolgorante carriera da neurochirurga se non hai mai studiato medicina in vita tua: potresti laurearti magari in cinque anni, ma vorrebbe dire iniziare la specializzazione a 41 e dubito che quando l’avrai finita troverai un ospedale disponibile a prendere come tirocinante una persona quasi di mezza età. Dico queste cose perché la vita è fatta così: per ogni scelta che facciamo, anche la più piccola e insignificante, ce ne sono trilioni che scartiamo – alcune solo temporaneamente, altre per sempre.

C’è gente che di fronte a questa constatazione si fa prendere dall’ansia, ma personalmente credo che sia un elemento di realtà che dovrebbe entrare nel nostro orizzonte come una cosa ovvia e normale: come il fatto che durante il giorno non si vedono le stelle o che non è possibile la quadratura del cerchio.

Questi amici e parenti che si appellano in modo petulante all’argomento dell’orologio biologico hanno un che di paradossale: da un lato sembrano fare appello all’elemento di realtà di cui sopra, dall’altro negano il suo presupposto fondamentale, ossia che si tratta di scelte – almeno, in un regime di libertà. Per caso, quando hai finito le superiori qualcuno ti ha ripetuto fino alla nausea che se non ti fossi iscritta a medicina ti saresti preclusa una brillante carriera da neurochirurga? Immagino di no, e che qualunque decisione tu abbia preso sia stata accolta come una tua scelta, magari sbagliata, ma una tua scelta.

Quando si tratta di maternità, i seguaci dell’orologio biologico sembrano invece dare per scontato che si tratti di un destino, a cui la donna in questione tenta sciaguratamente di sottrarsi. E hai ragione, la curiosa mancanza di discrezione e di rispetto così evidente in questi tentativi di entrare nella tua sfera intima probabilmente non è altro che l’espressione di un’ansia: quella di chi vuole a tutti i costi confermare le proprie, di scelte, senza alcun riguardo per le tue. Il che, per come la vedo io, è una ragione sufficiente per fartela scivolare addosso o, a seconda delle circostanze, mandare direttamente a quel paese chi ti molesta in questo modo.

Certamente l’argomento dell’orologio biologico contiene qualche elemento di verità (anche se non tanta quanto la sua versione più diffusa vorrebbe farci credere), ma a ben guardare funziona essenzialmente come una sorta di mito concepito e ripetuto per controllare comportamenti e, appunto, scelte di vita.

Sappiamo tutte di maternità felici iniziate per caso, come pure di maternità ardentemente desiderate (anche all’età “giusta”) e purtroppo mai avvenute. Senza contare le maternità subite, imposte, pericolose per la salute della donna, addirittura mortali – e non è storia del passato, è quanto avviene oggi in tante parti del mondo, e con numeri impressionanti. Il punto è che oggi, grazie al femminismo e (va detto) ai progressi delle tecnologie mediche, possiamo comunque pensare la maternità come una scelta. E, secondo me, abbiamo il dovere di farlo: pensare la maternità come una scelta è un atto di responsabilità verso noi stesse, verso i figli e le figlie che facciamo o non facciamo e verso il pianeta.

Per quello che capisco, cara Lorenza, tu una scelta l’hai fatta. O, detto da un altro punto di vista, tra le scelte che stai facendo giorno dopo giorno non figura quella di provare a diventare madre, e ne sei perfettamente consapevole. Così come sai benissimo che, più a lungo continuerai a non scegliere di diventare madre, più potrebbe essere difficile farlo.

Ma è – o sarà – questo a segnare la tua vita? Confesso che non ho mai amato le rose che non colsi, perciò tendo a pensare di no. Saranno le scelte che hai fatto – la vita che ti sei costruita, le tue relazioni, i tuoi viaggi, il tuo lavoro – a raccontare chi sei, a tracciare l’arco della tua storia.

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2 pensieri su “Cuori ribelli – Per chi suona l’orologio biologico?

  1. “Il punto è che oggi, grazie al femminismo e (va detto) ai progressi delle tecnologie mediche, possiamo comunque pensare la maternità come una scelta. E, secondo me, abbiamo il dovere di farlo: pensare la maternità come una scelta è un atto di responsabilità verso noi stesse, verso i figli e le figlie che facciamo o non facciamo e verso il pianeta”. Vi voglio bene. E sono una mamma (di 37 anni).

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  2. Pingback: Ancora su fertilità e orologio biologico | femministerie

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